Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Quel che conta è la serenità. La lezione di Pasquale.

di Lorenzo Peluso.

pasquale buono ok

Sanza (SA) – Non riesco a capacitarmi, ogni volta che lo incontro e guardo i suoi occhi vedo quel che ognuno di noi desidera. La serenità. In un tempo dove tutto corre veloce senza che neppure ti accorgi di quanto la vita fugge via, rapita da tecnologia, dalla mondanità e dalla vanità, rapisce i miei pensieri quel viso sereno di Pasquale. Anche lui, si, ha una vita social, posta le sue foto. Non quelle spavalde al mare, con le ragazzine della sua età; al bar magari in una goliardica bevuta tra coetanei. Lui no, lui condivide la sua serenità, quotidiana, tra le montagne al pascolo con il suo gregge. Mi chiedo spesso quanto possa amare quel gregge, quanto possa amare quel vivere solo, spesso con la sola compagnia del suo cane e le sue capre. Insomma, la devi proprio amare la montagna, la natura e soprattutto questa vita se poi alla fine i tuoi occhi parlano la lingua della serenità. Quella di Pasquale è stata una scelta consapevole, magari anche ostacolata dalla sua famiglia. Inutile negarlo, ognuno di noi spera in una vita comoda, semplice, per i propri figli. Una scelta caparbia, consapevole. Dunque guardo Pasquale ed il suo volto e mi tornano alla mente altri volti di altri giovani. Giovani che hanno studiato, si sono laureati ed ora vivono l’attesa della realizzazione. Quel che affolla la mia mente però è l’interrogativo sul perché questi stessi giovani non provano a misurasi con se stessi  e dunque non agiscono, non inventano, non propongono, non si misurano con la vita. Certo, è difficile. Questo è vero. ma occorre provarci, iniziare, misurarsi con le sfide. Occorre osare. Ecco, credo sia questo lo spirito che ha animato pasquale nell’intraprendere questa vita, quella del pastore: l’osare. Mi convinco di questo quando incontro Sabino. Lui, una vita spesa nell’artigianato di qualità, esperto conoscitore del mondo calzaturiero, una volta in pensione, senza perdere neppure un giorno in più, è tornato alla sua vita di bambino, a guidare nei pascoli un gregge di pecore. Insomma è tornato libero, vivo. Una vita difficile questa, alzarsi presto la mattina, ogni santo giorno, domenica e Natale compreso, per accudire le sue bestie, il suo gregge. ma negli occhi si Sabino c’è la stessa luce che illumina gli occhi di Pasquale. Dunque di pastorizia si può vivere. Certo che si può vivere. La lezione di Pasquale è preziosa. Se nella vita fai ciò che sogni allora sei libero, sei sereno ed ogni difficoltà, anche quelle del sacrificio e della fatica, nulla sono rispetto alla serenità. Il lavoro, la dedizione, la passione, il sentirsi realizzati passa dalla capacità di ognuno di trovare la propria strada. Non esiste nessun lavoro di cui vergognarsi se solo quello stesso lavoro è l’appagamento del desiderio di vivere come si vuole vivere. La dignità di un uomo non risiede del titolo di studio ma nell’amore con il quale ogni giorno vive la propria vita. Pasquale, Sabino e poi ancora Antonio. Antonio si, quel ragazzo di cui ho scritto già nel mio libro, Profumo e polvere di terra. Quel ragazzo che nonostante tutto resiste, che in questi anni ha ingrandito il suo gregge e continua con la sua forbice da potatura a liberare i sentieri di montagna dai rovi che si allungano, ogni giorno, recandosi al pascolo. Anche lui, si, anche lui ha realizzato il suo sogno. Vivere libero nella natura. Non so bene se questa sia la strada, l’unica, di certo è una strada che alcuni percorrono e che porta certo nella direzione della realizzazione di vita, senza età. Poco importa se la si intraprende a quindici anni, come pasquale, a poco più di venti, come Antonio, o passata la soglia dei sessanta, come Sabino. Quel che conta è la serenità.