Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Pronta una repressione, anche militare, per il Kurdistan iracheno.

di Lorenzo Peluso.

La situazione è praticamente esplosiva. Un ginepraio che rischia di sfociare in una repressione anche militare nei confronti del Kurdistan iracheno. Un vero e proprio ultimatum arriva dalla Turchia, ma anche dall’Iran e dall’Iraq nei confronti della popolazione della regione autonoma nel nord dell’Iraq, il Kurdistan iracheno, dove il prossimo 25 settembre si terrà un referendum sull’indipendenza. Alle annunciate  contromisure dei tre governi si aggiunge anche la secca opposizione del  Consiglio di sicurezza dell’ONU che teme una destabilizzazione politica e militare nella regione. in sostanza l’ONU propone di trovare un accordo fra Erbil e Baghdad sullo status del Kurdistan entro tre anni in cambio del rinvio della consultazione. Il referendum, promosso dal Presidente curdo, Masoud Barzani, è considerato illegale dal Governo centrale iracheno che ora si affida alle sorti del confronto che scaturirà dall’incontro con una delegazione curda che arriverà a Baghdad domani, allo scopo di valutare possibili alternative. Dal canto suo Erdogan da Ankara ammonisce: “senza ulteriori ritardi, discuteremo in dettaglio quali forme sanzionatorie dovrebbero essere imposte, per me non è giusto il loro modo di fare, ma discuteremo al Consiglio di Sicurezza nazionale e alle riunioni di Governo quando saranno imposte queste sanzioni e cosa avverrà in futuro”. Quasi a fargli eco arrivano contestualmente le parole e l’indignazione del primo ministro iracheno Haider al-Abadi. “Scherzano con il fuoco”, ha commentato Al-Abadi  “siamo pronti ad intervenire militarmente in caso di violenze”.  Il governo iracheno, è evidente, teme la reazione della Turchia alla quale la situazione del Kurdistan offrire l’opportunità di inviare truppe militari in territorio iracheno, aprendo di fatto un conflitto e magari spianando la strada a mire espansionistiche di Erdogan nella ricca zona petrolifera del nord del Paese. “I turchi sono infuriati – ha aggiunto Al-Abadi – perché c‘è una vasta popolazione curda all’interno della Turchia e sentono minacciata la sicurezza nazionale. Ciò causerà loro un grande problema. E naturalmente gli iraniani condividono la stessa posizione. Per questo diciamo ai nostri amici del governo regionale curdo che non è il momento, che è molto pericoloso”. Un invito del tutto ignorato dal presidente Barzani che si è affrettato ad annunciare al mondo, durante un comizio a Dohouk, che il referendum non sarà né rimandato né annullato.  In tutto questo si innesta anche la nuova crisi diplomatica tra USA ed Iran. L’Iran infatti rafforzerà le proprie capacità militari, comprese quelle balistiche, nonostante le critiche mosse da Stati Uniti e Francia. Il presidente Hassan Rohani in un discorso tenuto in occasione di una marcia commemorativa dell’inizio della guerra Iraq-Iran del 1980 ha ribadito che : “lo vogliate o meno, noi rafforzeremo le nostre capacità militari, necessarie come deterrente; rafforzeremo non solo le nostre capacità balistiche, ma anche le nostre forze aeree, di terra e di mare. Quando si tratta di difendere il nostro Paese non chiediamo il permesso a nessuno” ha aggiunto Rohani.