Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Poste punta sull’ecommerce. La consegna dei pacchi e’ il futuro

redazione

Vogliamo confermare la nostra posizione di rete di distribuzione più affidabile e capillare del Paese. E in questo percorso trasformarci in un’azienda che accompagna i clienti in una progressiva migrazione dei propri acquisti e delle proprie esigenze dal fisico al digitale”: questo l’obiettivo principale di Poste Italiane, illustrato di fronte ai deputati della Commissione Trasporti dall’amministratore delegato Matteo Del Fante. Ascoltato il 18 settembre sulle attività e sulle prospettive del Gruppo, Del Fante affronta tutte le principali sfide che attendono l’azienda nei tre pilastri della sua attività: quello storico della posta, della logistica e della comunicazione; quello finanziario-assicurativo e quello transazionale. In relazione allo sviluppo dell’ecommerce che interesserà anche il nostro Paese nei prossimi anni, Poste Italiane cambia profondamente il modello di recapito, prevedendo la consegna dei pacchi (fino a 5 kg) anche nel pomeriggio fino alle 19.45 e il fine settimana: “Il ruolo del portalettere è un ruolo cruciale. Il piano presentato a febbraio alla comunità finanziaria prevede una focalizzazione nel futuro sulla consegna non solo della posta ma anche dei pacchi: allo scopo ci sono un miliardo di euro di investimenti nel piano, per dotare l’azienda sia dei mezzi di consegna sia delle apparecchiature di smistamento”. L’obiettivo è arrivare al punto in cui la crescita dei ricavi derivanti dalla consegna dei pacchi superi la diminuzione dei ricavi da posta, che continuerà inesorabile nei prossimi anni: “Questa visione – sottolinea Del Fante – ci ha consentito di reimpostare l’attività della nostra azienda cargo Mistral: quando sono arrivato faceva il 75% dei propri ricavi nel settore passeggeri mentre dal primo luglio di quest’anno Mistral consegna solo pacchi: abbiamo contrattualizzato 8 nuove linee con i principali operatori di ecommerce. Lo stesso ragionamento abbiamo fatto su Sda – aggiunge l’ad – che si deve rendere strumentale alla rete postale e che deve diventare un hub per lo smistamento dei pacchi”. Il tutto, assicura Del Fante, con la massima attenzione alla qualità del servizio: “Possiamo rendicontare nel 2018 un significativo miglioramento di tutti i nostri indicatori di qualità: ci vorrà del tempo per convincere tutti gli italiani ma questi sono i tre migliori mesi negli ultimi 15 anni”. Le trasformazioni profonde che interessano il gruppo comporteranno inoltre l’ingresso di forze nuove: “Complessivamente – spiega Del Fante in audizione – da qui alla fine del 2022 Poste avrà un incremento del proprio organico a pieno regime di 10 mila unità: metà andranno a fare il recapito di pacchi pomeridiano, cosa che il postino classico non fa volentieri ma tanti giovani con titoli di studio anche importanti son disposti a fare. Altre 5 mila invece verranno assunte negli uffici postali perché vogliamo allargare il numero di prodotti e l’attività di consulenza. In più recuperiamo altre 5 mila unità grazie a un processo di digitalizzazione e sburocratizzazione interna che libera risorse, che non lasciano l’azienda ma vanno a dar man forte alle altre attività”. Poste inoltre manterrà la propria capillarità sul territorio: “Non chiuderemo alcun ufficio postale in tutti quei Comuni che hanno meno di 5 mila abitanti” è l’impegno formale preso dall’ad “per evitare l’accanimento nei confronti di territori che stanno subendo la chiusura di attività pubbliche ma anche private”. Ma per far questo, occorrerà che quegli uffici diventino “una sorta di piattaforma fisica di selezione delle migliori offerte per diversi prodotti, destinati a una clientela non in grado di fare questa selezione sul web”. C’è poi il grande tema del risparmio: “Al 30 giugno – spiega Del Fante – Poste ha in gestione 510 miliardi di euro di risparmi degli italiani: di questi il 63% fa capo al risparmio postale, 216 miliardi di buoni postali fruttiferi e 105 di libretti postali. Sono soldi che diamo a Cassa Depositi e Prestiti e che per gran parte Cdp rideposita presso lo Stato: si tratta di un canale di finanziamento del debito del nostro Paese molto importante”. “Nella parte che non è risparmio postale, nel 37% residuo – aggiunge l’ad – comunque Poste ha un ruolo fondamentale nel sostegno del debito pubblico perché, sia nei fondi e nelle riserve tecniche che per legge nei conti correnti, investiamo altri 140 miliardi in titoli di Stato e siamo strutturalmente acquirenti di titoli di Stato perché riteniamo che il compito di un’azienda come Poste Italiane, specialmente in un momento in cui il mercato offre opportunità di rendimento importanti, sia quello di investire nei titoli del nostro Paese”. Del Fante, invece, esclude qualsiasi investimento del gruppo in Alitalia: “Non abbiamo avuto nessun tipo di interessamento sul dossier, lo leggo dalla stampa”.