Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Possiamo ricostruire tutto, anche meglio di prima, ma per farlo, dobbiamo essere seri, però.

di Lorenzo Peluso.

Dobbiamo essere seri, però. Per essere credibili, dobbiamo essere seri e responsabili. Non sono tempi questi dove si può giocare con la vita delle persone. Non possiamo essere sempre quelli che ci provano, che si sentono più furbi, più scaltri. Non possiamo permettercelo più. Non è il tempo delle furberie politiche, ne quello delle promesse inutili. Quello che viviamo è il tempo della responsabilità. Dunque, poche polemiche e si pensi ai fatti concreti, con serietà, e non lo siamo però. Non lo è chi strumentalmente in queste ore pensa di dover necessariamente avere un sussidio dai Comuni, per superare l’emergenza. Non è una questione di diritti; è una questione di priorità. L’aiuto, molto probabilmente concesso dai comuni sotto forma di alimenti o buoni alimentari, deve necessariamente andare a chi davvero non ha nulla, a chi non ha lavoro perché lo ha perso. A chi è solo ed ha una famiglia numerosa. Agli anziani che con 480 euro al mese di pensione non ci possono acquistare neppure i farmaci necessari. Di assistenzialismo ne abbiamo già troppo, penso al reddito di cittadinanza dato a troppe persone che potrebbero lavorare e lo hanno fatto, viceversa, diventare la loro fonte di reddito. Sono tempi difficili, certo. Ma è pur vero che se mi guardo in giro vedo troppe persone che possiedono macchine costose, che vestono con capi alla moda, che vivono molto al disopra della soglia di necessità. In tempi di vacche grasse, ognuno guarda avanti ed è anche disposto a fingere di non vedere, se pur è un errore farlo. Ma quando tutto è altro, quando dobbiamo davvero remare tutti nella stessa direzione, tutto questo non può essere più accettato. Non siamo forse quel popolo di grandi risparmiatori, di cui tanto ci laviamo la bocca? Dunque, dove sono i risparmi? Non è forse questo il momento di dare attenzione davvero a chi da solo non può farcela? E’ questo il punto di partenza. La coesione sociale, quella vera. La solidarietà sociale e la cooperazione. Tutti termini che usiamo troppo a sproposito senza l’efficacia del significato. L’invito ai sindaci, che hanno ricevuto questo fardello dal Governo, ma che giustamente hanno il polso della situazione sociale e d economica delle loro comunità, è ad essere attenti a chi ha necessità. Non serve essere popolari ed inseguire consenso cercando di dare a tutti ciò che spetta a pochi. Occorre essere seri. Le strumentalizzazioni delle circostanze in alcuni casi sono stucchevoli. E’ il caso, ad esempio, di quel sindaco che ha annunciato l’elargizione dei buoni spesa, affermando: “coniata e stampata moneta per la somma di 100.000 euro totali”. Essere seri significa richiamare i propri cittadini alla responsabilità sociale. Va ricordato infatti e lo fa la Banca d’Italia che l’emissione di moneta è considerata passività dello Stato che le emette e sono conteggiate ai fini del debito. Per estensione, anche le riserve dalla stessa create – che peraltro rappresentano la gran parte della base monetaria di ogni economia contemporanea, e costituiscono passività della banca centrale che le emette e sono contabilizzate come debito di quest’ultima nei confronti dei possessori. I debiti, quindi prima o poi qualcuno li deve pagare. Siamo seri quindi. Per non lasciare nessuno indietro, per aiutare davvero tutti, occorre che ognuno faccia la propria parte, dando il proprio contributo. I Piani Sociali di Zona possiedono gli elenchi di tutti i Comuni seguiti, con le famiglie in maggiore difficoltà. I Comuni possiedono gli elenchi di tutti coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza ed altri sussidi, che non sono stati sospesi. Ma soprattutto, se davvero vogliamo aiutare chi è in difficoltà, nelle piccole e medie comunità, ben si conosce chi ha problemi reali. Un discorso diverso certo per i grandi nuclei urbani. Necessariamente li si dovrà utilizzare lo strumento dell’isee della dichiarazione dei redditi, ecc. Il messaggio per tutti deve essere chiaro: quando ricominceremo a vivere, con la normalità del vivere, dovremo far fronte ai debiti economici che il Paese deve necessariamente assumere. Quindi, come sempre, toccherà a noi tutti, ripianare quei debiti. Ecco perché è necessario essere seri e responsabili. Non possiamo più vivere con un tenore che non è quello del nostro produrre. Possiamo ricostruire tutto, anche meglio di prima, ma per farlo, dobbiamo essere seri, però.