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Politica – Articolo 1 vira a sinistra. La nuova stagione rifomista italiana?

redazione

Articolo 1 vira a sinistra, e a civismo. Con il Pd o senza, ma soprattutto senza. Il movimento di Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema, in occasione della direzione nazionale del 7 novembre cui domenica (forse non a caso) seguirà quello di Campo Progressista di Giuliano Pisapia, lancia un messaggio preciso in vista delle prossime politiche: creare una lista che appartenga a tutti quelli che vorranno partecipare, insieme e nessuno escluso, e che si riconoscano nelle proposte e valori del nostro programma. Lo dice chiaramente Massimo D’Alema: “Noi abbiamo abbandonato il Pd perché non eravamo d’accordo con le sue scelte politiche, e non abbiamo cambiato idea”. E sempre non a caso D’Alema usa anche parole dello stesso Pisapia: “La ricostruzione del centrosinistra richiede una discontinuità di leadership e di contenuti. E io sono d’accordo con lui”. Anche Bersani usa parole piuttosto definitive: “Con il Partito democratico siamo a una rottura profonda che si risolve solo andando nel profondo”. L’idea è quella di una alleanza civica, con un programma, spiega Guglielmo Epifani, che punta “sulla lotta alle diseguaglianze, sul lavoro, su un rapporto equilibrato tra fisco e welfare, su un contrasto all’evasione più forte e su un fisco che peschi più dalle rendite che dal lavoro”. E si parla anche di nomi: lo strappo con il Pd si vede anche nell’identificazione in Pietro Grasso di un possibile nome, dopo che il presidente del Senato ha appena abbandonato il gruppo Pd. “Ci starebbe da Dio…” risponde Bersani a domanda, aggiungendo poi però che “il dibattito sui candidati premier è solo tatticismo. Noi vogliamo chiudere sui contenuti”.  E i contenuti, o almeno le premesse, sono nel documento approvato dalla direzione, in cui si legge: “Intendiamo costruire un progetto credibile solido e autonomo, che punti a riconnettere sinistra e società, per ribaltare rapporti di forza sempre più favorevoli alla destra in tutte le sue articolazioni”. Per far questo, “ci rivolgiamo a tutte le esperienze del civismo, a chi lavora quotidianamente nell’associazionismo, alle forze organizzate del mondo del lavoro, ma soprattutto a tutte le donne e gli uomini trascinati in basso dalla crisi, che hanno bisogno di una politica diversa per risollevarsi; ai tanti portatori di competenze che non trovano occasione per metterla in pratica, a coloro che ce l’hanno fatta ma non si rassegnano a una condizione diversa di tanti”.