Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Più Stato per combattere la violenza sulle donne.

redazione

Quello del femminicidio, e più in generale della violenza sulle donne, è un tema “su cui si gioca la civiltà di un paese” per il quale “bisogna sviluppare i naturali anticorpi sociali”. Intanto però il compito dello Stato è farsi trovare il più vicino possibile alle vittime di abusi perché “più lo stato, più le istituzioni, sono vicine alla vittima e al momento in cui si subisce la violenza, più à possibile colmare il gap che passa tra la violenza e il momento della denuncia. Se il centro antiviolenza è vicino casa, è più semplice. Se è lontano, anche questo aumenta lo stress di andare a denunciare”. Per il ministro dell’Interno Marco Minniti, che parola in una audizione al Senato, si combatte principalmente sulla violenza contro le donne, tema sul quale tra l’altro proprio la Camera aveva impegnato il governo con una serie di mozioni. Minniti cita numeri che non suonano del tutto incoraggianti, se è vero che “in un quadro che vede una generale diminuzione di reati, rimane inalterato o aumenta il numero delle donne vittime, sia femminicidio vero e proprio che violenze domestiche: questo è inaccettabile”. Come ministero dell’Interno “noi abbiamo fatto tanto e tuttavia molto c’è ancora da fare, c’è bisogno di avere una capacità di intervento molto ampia di quello che può svolgere un singolo ministero, non è un caso che sia stato deciso di mettere in pratica un piano interdisciplinare”. Tra quanto concerne strettamente gli ambiti del Viminale c’è anche il tema dell’integrazione “che sarà un tema cruciale del futuro delle democrazie, anche per il terreno della sicurezza: il paese che integra meglio è un paese potenzialmente più sicuro. Noi abbiamo messo in campo un progetto che è l’incontro di più culture in cui mettiamo la forza dei nostri valori”: tra questi “c’è il rifiuto più assoluto di qualsiasi tipo di sottomissione della donna rispetto all’uomo”. Proprio a Montecitorio era tornata a circolare la proposta di introduzione del braccialetto elettronico per gli autori di violenze rimessi in libertà, e Minniti spiega che “non abbiamo nessun pregiudizio contrario, anzi lo considero uno strumento utile perché ci permette di controllare ulteriormente chi ha già commesso una violenza: c’è una disponibilità piena che è stata già comunicata alle forze di Polizia”.