Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Perché non prenderli a pedate?

di Lorenzo Peluso.

Perché non prenderli a pedate? perché no? La politica è cosa seria, eppure fanno di tutto per farla apparire solo come un grande “gioco di palazzo”. Ridicolizzano ogni giorno il senso della democrazia rappresentativa, rendono viscido e melmoso l’agire in nome e per conto del popolo che si governa, e magari pretendono pure che lo stesso popolo rimanga in silenzio, assopito, stordito, e quindi poi distante dalla politica. La verità è che siamo dinanzi al più grande fallimento della società contemporanea che ha affidato tutto, ma davvero tutto, nelle mani inopportune di una classe dirigente inadeguata, ignorante e persino truffaldina. Sono i rischi, sempre presenti, che sibilano come un vento sottile tra le sale di Montecitorio e Palazzo Madama, questa è storia vecchia. La storia politica dell’ultimo secolo ha tutti i connotati per poter avere riprova di quanto sia facile poi disperdere tra gli scranni del palazzo quelle idee che pur ogni uomo prestato alla politica dovrebbe comunque possedere. Ma quello attuale è un momento che mai la democrazia ottenuta con sangue e sacrificio dagli italiani ha mai potuto osservare. E’ lo specchio del Paese, certo. Ma non può bastare a trovare una qualsivoglia giustificazione. Allora andiamo con ordine e parliamone. Magari è opportuno riaffermare che “stavamo meglio quando stavamo peggio”? Probabilmente si. Possiamo mai immaginare di annoverare alla stregua di De Gasperi, Sturzo, Moro, Berlinguer, Almirante, Spadolini, Craxi, Andreotti e De Mita, che hanno seduto in Parlamento, cittadini italiani quali: Salvini, Di Maio, Berlusconi, Meloni, Renzi e Zingaretti, per non parlare delle seconde e terze file. Insomma siamo al ridicolo. Il nostro è un Paese ingessato in se stesso e sotto scacco da una classe politica indecorosa. Frutto dei tempi, sia chiaro. Mandati in parlamento con leggi elettorali che non danno ai cittadini la possibilità di scegliere chi li deve rappresentare, ma semplicemente di schierarsi per questa o quella compagine che ha già scelto chi può perorare al meglio la causa di bottega e non le esigenze del popolo. Un tempo, neppure tanto distante dall’oggi, i cittadini sceglievano a chi affidare la responsabilità di guidare il Paese. Oggi, viceversa, si scelgono solo le logiche della contrapposizione, neppure ideologica, ma semplicemente populistica e del momento. Dunque cavalchiamo il tema dell’immigrazione; poi quello dell’antieuropeismo; poi quello del sud contro il Nord. Per non parlare dei problemi atavici della mancanza di lavoro e di uno Stato che nessuno, ma nessuno davvero, ha interesse a modernizzare e rendere efficiente. Conviene così. E’ questa la spiegazione al fatto che gli onorevoli deputati non leggano e non studiano i provvedimenti. E’ questo il motivo per il quale, nonostante li paghiamo profumatamente per rappresentare i cittadini in Parlamento, nessuno conosce neppure i provvedimenti che vengono varati, a discapito dei cittadini. Ed è semplice la risposta, perché non devono rispondere ai cittadini, al territorio, con il quale non hanno nessun legame ne impegno. L’impegno che hanno è verso le segreterie di partito che li dovranno ricandidare in posizione utile per farsi rieleggere. In conclusione è questa la motivazione che spiega come mai i parlamentari campani, di ogni appartenenza partitica, neppure si sono accorti ad esempio della “manina”, e non è la prima volta che agisce, che ha trovato il tempo di inserire un avviso di rettifica direttamente in Gazzetta Ufficiale, quindi dopo la firma del Presidente della Repubblica, che modifica il Decreto Legge 34/2020, il cosiddetto “Decreto Rilancio”, andando a modificare l’unico articolo che riguardava direttamente i comuni maggiormente colpiti dall’emergenza COVID-19. All’articolo 112 della stesura originale, infatti, era stato istituito un fondo di 200 milioni di euro presso il Ministero dell’Interno cui avrebbero potuto accedere i comuni dichiarati “zona rossa” entro il 3 maggio e per almeno 30 giorni consecutivi. Delle risorse avrebbero potuto accedere, in proporzione alla popolazione, anche i comuni campani dichiarati “zona rossa” per sostenere provvedimenti a carattere economico e sociale a ristoro dei disagi subiti dall’emergenza sanitaria. Alla scoperta casuale dello scippo, oggi arrivano le dichiarazioni tardive di tutti, davvero tutti, i rappresentanti politici, in questo caso della Campania. Occorre chiedergli dove fossero, cosa stessero facendo nel mentre. Soprattutto occorre chiedergli se li meritano i 14mila euro al mese più benefit vari, che gli paghiamo, noi cittadini, per i servizi resi al territorio. Ecco perché non credo affatto sia un errore prenderli a pedate.