Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Per il Sud mancanza di prospettive a breve e lungo termine. L’allarme del direttore De Luca.

di Lorenzo Peluso.

È allarme per l’economia del Mezzogiorno. La forbice con il resto del Paese e, soprattutto con il Nord Italia, dopo aver mostrato un contenimento tra il 2015 e il 2017, si riaffaccia a partire dal 2018 ed il recupero delle posizioni ante crisi (2008) si sposta al periodo 2028-2030. È quanto emerge dallo studio pubblicato dall’Osservatorio banche-imprese. La quota del valore aggiunto totale del Sud sul valore aggiunto totale nazionale, nel corso degli anni, si è ridotta fino al 22,8% nel 2018. Le proiezioni per il periodo 2019-2023 confermano la dinamica degli anni passati con il peso del Mezzogiorno che è destinato a ridursi fino al 22,6% nel 2023. La dinamica dell’occupazione dovrebbe, in sostanza, seguire e replicare la dinamica del valore aggiunto. Per l’Obi il Mezzogiorno “va posto al centro della politica economica ed industriale del nostro Paese che, nell’attuale contesto economico internazionale, non può più permettersi di essere ancora a due velocità e men che meno a sola trazione Nord”. È dunque necessario “creare le basi per una maggiore integrazione all’interno del Meridione e, tra quest’ultimo e le altre aree del Paese”. Una situazione insostenibile per il direttore generale della BCC di Buonabitacolo, Angelo De Luca. “Una crisi economica che è incentivata dalla mancanza di prospettive a breve e lungo termine – ha affermato De Luca – Basti pensare che dal 2003/04 al 2017/18 le università hanno perso oltre 40mila matricole, registrando una contrazione del 13%. Sono dati ufficiali contenuti nei Rapporti Almalaurea, in merito al profilo e la condizione dei laureati. Il calo delle immatricolazioni risulta più accentuato al Sud (-26,0%), tra i diplomati tecnici e professionali e tra coloro che provengono dai contesti familiari meno favoriti, con evidenti rischi di polarizzazione. Questi numeri per il sud indicano un lento ed inesorabile declino, nel silenzio assoluto della politica impegnata in altre faccende.  Non possiamo non preoccuparci della costante emigrazione dei nostri neolaureati. Perdiamo il vero capitale del Mezzogiorno, i giovani talenti; il 40,8% dei laureati che ha scelto di lavorare fuori dall’Italia ha dichiarato di essersi trasferito all’estero per mancanza di opportunità di lavoro adeguate nel nostro Paese, e nel sud quasi inesistenti. Vi è poi l’aspetto economico che non può essere sottovalutato.  Chi lavora all’estero, a cinque anni dal titolo, percepisce 2.266 euro mensili netti, +61% rispetto ai 1.407 euro di coloro che sono rimasti in Italia. Occorre un cambio di rotta immediato, la situazione è fuori controllo” ha aggiunto il direttore De Luca.  La situazione dei giovani anche diplomati è un campanello d’allarme. “Gravissimo il fenomeno migratorio dei giovani del Sud; un quarto dei diplomati al Sud decide di conseguire la laurea in atenei del Centro e del Nord Italia. Dopom la laurea è chiaro che poi non ritornano al sud e questo significa impoverimento culturale e di idee. Insomma così, se non si cambia passo, tra dieci anni il sud sarà solo terra di anziani e disoccupati. Una terra senza prospettive” ha concluso De Luca.