Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Per dignità non per odio. Abbiamo raccolto l'opinione di un italiano, esponente di primo piano del mondo politico svizzero, sui fatti che accadono in Italia

L’Italia non è Berlusconi: l’Italia nel Mondo con orgoglio dice basta e chiede le sue dimissioni. L’opinione di Michele Schiavone, segretario del PD in Svizzera ed originario del Vallo di Diano.
C‟è un‟Italia nel mondo in fuga dal Paese, che dal 2006 ad oggi è cresciuta di 1 milione di persone, soprattutto giovani, pieni di energie di competenze ed entusiasmo. Un‟Italia di cittadini scolarizzati che nell‟impossibilità di costruirsi un futuro nel proprio Paese, ignorata dalle imprese e dalla politica, considerata superflua e rompiscatole, ha scelto la strada dell‟emigrazione. La storia si ripete dunque, dopo anni di grande ricchezza e sviluppo in cui il Paese tra gli anni „80 e „90 è diventato una delle economie più ricche ed avanzate del mondo, si è nuovamente fermato, è caduto sotto il peso della sua incapacità di cambiare e di affrontare le ragioni storiche della sua arretratezza: corruzione, clientelismo, criminalità nel Mezzogiorno, fisco e inefficienza della burocrazia, assenza di una classe dirigente che metta il bene comune davanti all‟interesse personale. E questa generazione tradita emigra volando Ryan Air, va a fondersi con le altre generazioni "dimenticate", che a loro volta emigrarono negli anni „50 e „60 in treno con le valige di cartone, e insieme a loro assiste attonita allo spettacolo degradato che l‟Italia di oggi offre di se nel mondo. Il Paese ha piegato la schiena ad una gruppo di potere che fa capo al Presidente del Consiglio, che ha cambiato il sentire comune degli italiani, ha addormentato le loro coscienze attraverso il controllo dell‟informazione, ha sparso volgarità ed arroganza a piene mani, ha cancellato il loro senso di giustizia, offendendo quotidianamente la magistratura e la Costituzione, ha comprato il loro amore per la libertà e per la Patria insultando anche la Bandiera Tricolore, simbolo dell‟Italia orgogliosa e unita uscita dal Risorgimento; questo clan, questa criccadi spregiudicati ha spalancato le porte alla cultura della raccomandazione e dello scambio: sesso e soldi in cambio di lavoro, carriere e appalti pubblici. Questo il tratto di fondo dell‟Italia berlusconiana, che è giunta al capolinea e che le giovani generazioni, le donne e i tanti cittadini impegnati per salvaguardarne la credibilità, desiderano cambiare profondamente. Non una riforma liberale, non un intervento di stimolo all‟economia, bugie a piene mani nella crisi di Alitalia e dei rifiuti di Napoli, degli appalti agli amici degli amici nell‟emergenza del terremoto dell‟Aquila: un debito pubblico di nuovo esploso al 120%, dopo gli interventi virtuosi e di contenimento del Governo Prodi. Noi Italiani nel Mondo sentiamo il senso di responsabilità per il cambiamento, viviamo l‟onta dello sberleffo e delle pacche sulle spalle, perciò lanciamo un appello alle nostre sorelle e ai nostri fratelli in Italia e diciamo loro che non è scritto da nessuna parte che debba essere per forza così: l‟Italia nel passato è stata altro, da Roma al Rinascimento, da Michelangelo a Leonardo da Vinci, da Cavour a De Gasperi e Ferruccio Parri, dai Partigiani e militari dell‟esercito del Sud che non si piegarono all‟arroganza Nazifascista, dai Padri che scrissero la nostra Costituzione ai magistrati e poliziotti caduti contro la Mafia e nella lotta al terrorismo negli anni „70 e „80, alle tante affermate figure in giro per il mondo, il nostro Paese può essere altro. Non è scritto da nessuna parte che il Paese che ha dato i natali a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino debba avere politici collusi con la Mafia, non è scritto da nessuna parte che il Paese del volontariato e del terzo settore debba abbandonarsi al razzismo e non sia capace di regolare in modo civile il fenomeno dell‟immigrazione. Noi Italiani nel Mondo rifiutiamo con orgoglio di essere considerati cittadini di un Paese arretrato. Il nostro Paese che negli anni „70 è entrato di diritto nel club esclusivo del G7, il Paese della moda, della Maserati e della Ferrari che possiede più della metà del patrimonio artistico del Mondo, non è questo, non deve rassegnarsi ad essere questo del malcostume e della filosofia berlusconiana. Per questo il Partito Democratico in Svizzera, parte integrante del Partito Democratico, il più grande partito italiano nato dalla fusione delle grandi culture riformiste del Paese nel dopoguerra, forza maggiore del centrosinistra momentaneamente all‟apposizione, dice ai cittadini dei paesi ospitanti che vuole restituire dignità al nostro Paese, ai nostri giovani perché non debbano più emigrare per realizzare se stessi, alle nostre donne perché non debbano mai più sentirsi merce di scambio degli uomini potenti, ai nostri Padri perché non pensino di aver lottato invano per un Paese democratico e libero dal fascismo ed ricorda i nostri antenati perché non siano morti invano per unire l‟Italia. Per un‟Italia che recuperi l‟orgoglio del Risorgimento, i valori democratici della Costituzione repubblicana e la creatività ed entusiasmo che l‟hanno resa ricca nel dopoguerra, annunciamo la raccolta di firme e chiediamo a grande voce le dimissioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi perché è palesemente incapace di guidare l‟Italia ed ogni giorni che passa ne rovina l‟immagine sempre di più : dall‟inizio di febbraio 2011 la raccolta delle firme è in corso anche in Svizzera, nelle città dove sono presenti i Circoli de PD e in Internet all‟indirizzo www.pd-svizzera.ch. Il Partito democratico si pone l‟obiettivo di raccogliere 10 milioni di firme. Lo fa per dignità e non per odio con lo stesso spirito di chi tra il 1943 ed il 1945 combattè l‟arroganza nazifascista, battendosi con attaccamento alla libertà e per amor patrio. Siamo impegnati per ricostruire un‟Italia migliore. In questa iniziativa chiediamo il sostegno con le idee e con l‟impegno, perché siamo convinti che sia giunto il momento della presa di coscienza diretta, senza delegare la responsabilità a terzi. Facciamolo assieme, se non ora quando?