Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Parte la Cop25 sui cambiamenti climatici

redazione

“Siamo in una congiuntura critica nei nostri sforzi collettivi per limitare il pericolo del riscaldamento globale. Entro la fine del prossimo decennio saremo su uno dei due percorsi: uno è il percorso della resa, in cui abbiamo camminato nel sonno oltre il punto di non ritorno, mettendo a rischio la salute e la sicurezza di tutti su questo pianeta. Vogliamo davvero essere ricordati come la generazione che seppellì la testa nella sabbia, che armeggiò mentre il pianeta bruciava? L’altra opzione è la via della speranza. Un percorso di risoluzione, di soluzioni sostenibili. Un percorso in cui rimangono più combustibili fossili dove dovrebbero essere – nel terreno – e dove siamo sulla strada della neutralità del carbonio entro il 2050”. Lo dice il segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres, aprendo la Cop25 sui cambiamenti climatici a Madrid il 2 novembre scorso. Secondo Guterres, “questo è l’unico modo per limitare l’aumento della temperatura globale ai necessari 1,5 gradi entro la fine di questo secolo. La migliore scienza disponibile, attraverso il gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, ci dice oggi che andare oltre ciò ci porterebbe a un disastro catastrofico. Milioni di persone in tutto il mondo, in particolare i giovani, chiedono ai leader di tutti i settori di fare di più, molto di più, per affrontare l’emergenza climatica che stiamo affrontando. Sanno che dobbiamo prendere la strada giusta oggi, non domani. Ciò significa che ora devono essere prese decisioni importanti”. segretario generale dell’Onu ricorda che “gli ultimi dati appena pubblicati dall’Organizzazione meteorologica mondiale mostrano che i livelli di gas serra nell’atmosfera hanno raggiunto un nuovo record. I livelli globali medi di anidride carbonica hanno raggiunto 407,8 parti per milione nel 2018. Non molto tempo fa, 400 parti per milione erano viste come una svolta impensabile. L’ultima volta che si è verificata una concentrazione di CO2 comparabile è stata tra 3 e 5 milioni di anni fa, quando la temperatura era tra 2 e 3 gradi Celsius più calda e il livello del mare era da 10 a 20 metri più alto di oggi”. I segnali, sottolinea, sono inequivocabili: “Gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi mai registrati. Le conseguenze si stanno già avvertendo sotto forma di eventi meteorologici più estremi e catastrofi associate, dagli uragani alla siccità, dalle inondazioni agli incendi. Le calotte polari si stanno sciogliendo. Nella sola Groenlandia, a luglio si sono sciolti 179 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Il permafrost nell’Artico si sta scongelando 70 anni prima delle proiezioni”. Quanto basta per affermare che la misura è colma: “L’anno scorso dissi che avevamo bisogno di fare progressi sulla tassazione dei ricavi da carbone e assicurarsi che siano più costruite centrali a carbone dopo il 2020. Ma dobbiamo anche assicurare la transizione a una green economy sia una giusta transizione, in termini di impatto per i lavoratori, di nuovi posti di lavoro, di educazione e di reti sociali di sicurezza”.