Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Otto elicotteri dell’Aviazione dell’Esercito Italiano impegnati nella coalizione anti-Isis in Iraq

di Lorenzo Peluso

Mosul – 400 chilometri a nord di Baghdad. Un luogo strategico per la coalizione internazionale che combatte il Daesh. Caduta nelle mani dell’Isis nel 2014, quando il leader Abu Bakr Al Baghdadi, proclamò un califfato che avrebbe dovuto comprendere Iraq e Siria. Qui si trova, a 50 chilometri a nord della città, la diga più grande del paese. Oltre 11milioni di metri cubi d’acqua. Un invaso costruito negli anni ’80 da Saddam Hussein.

Ora la diga è presidiata dai militari italiani. I lavori di consolidamento della diga che, già dalla sua costruzione ha dovuto fare i conti con una instabilità delle fondamenta dello sbarramento, alloggiato su uno strato di roccia permeabile e quindi instabile, oggi necessitano di interventi urgenti. La diga di Mosul però è suo malgrado anche un’arma molto potente da poter utilizzare al fine di alimentare il terrore imposto nella regione dai jiadisti Isis. Farla saltare significherebbe  creare un pericolo di morte e devastazione per almeno otto milioni di persone che vivono  a valle dell’invaso fino ad arrivare a Baghdad. Da alcuni mesi i militari italiani impegnati nell’operazione Prima Parthica hanno provveduto alla messa in sicurezza del cantiere che è già a buon punto. I lavori di sostanza inizieranno secondo programma alla fine di settembre. In realtà già ora in cantiere si lavora in modo febbrile; operai stanno approntando le linee di pompaggio del cemento che sarà iniettato nella base dello sbarramento per stabilizzare le fondazioni. Dunque, anche se in Italia non se ne parla, qui in Iraq la Trevi, colosso italiano delle  costruzioni, è già a lavoro. A vigilare dall’alto, a supportare le forze di sicurezza impegnate nel sito, gli elicotteri da combattimento Mangusta e gli NH 90 dell’Aviazione dell’esercito Italiano. E’ la Airmobil Task Group “Griffon” al comando del colonnello L. uomo e pilota di grande esperienza, impegnato costantemente in Afghanistan , ora si ritrova qui in un teatro complesso e delicato. Soprattutto è l’unica Task Force Airmobil ad affiancare gli elicotteri americani. Ufficialmente la missione è inquadrata come Personalle Recoveri. Insomma evacuazione di feriti e truppe dalla prima linea di combattimento. In realtà l’unità di volo è nella disponibilità del Comando Interforze in Iraq sotto la guida statunitense, dunque fanno qui quello che gli si chiede e quello che devono fare. Gli elicotteri intanto sono già pronti sulla linea di volo della pista di Erbil dove è sistemato il comando italiano della “Griffon”. I piloti ed i fucilieri salgono a bordo. Saliamo anche noi. Appena il tempo di sistemarci sui seggiolini laterali dell’NH 90 che sul velivolo arrivano quattro uomini che si sistemano sul fondo del velivolo con il portellone di sbarco semi aperto. Si decolla. Parte una nuova missione degli elicotteristi “senza nome ne volto” che operano in Iraq.