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Oscar 2019, le nomination e le proteste per i premi durante la pubblicità

di Antonella D'Alto

Grande attesa e quest’anno anche vento di polemiche per gli Oscar del cinema che andranno in scena nella notte tra il 24 e il 25 febbraio, al Dolby Theatre di Hollywood, a Los Angeles, location che ospita la cerimonia dal 2002. Alla loro 91esima edizione gli Academy Awards sono stati istituiti il 16 maggio 1929: la prima volta la cerimonia fu una cena privata con 270 ospiti preso l’Hollywood Roosevelt Hotel. Oggi gli Oscar sono consegnati dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences alle opere cinematografiche che si sono distinte in 24 categorie, divise per premi artistici e tecnici. Quest’anno non ci sarà un presentatore ufficiale. Kevin Hart, che era stato designato come presentatore, è stato infatti sollevato dall’incarico per alcuni tweet omofobi. Si prevede dunque una staffetta di conduttori e celebrities tra cui Daniel Craig, Chris Evans, Tina Fey, Whoopi Goldberg, Jennifer Lopez, Amy Poehler, Maya Rudolph, Amandla Stenberg, Charlize Theron, Tessa Thompson. Le candidature sono state annunciate il 22 gennaio scorso. “Roma” di Alfonso Cuarón e “La favorita” di Yorgos Lanthimos sono i film che hanno ottenuto più candidature, ben 10, seguiti da “A star is Born” e “Vice – L’uomo nell’ombra” con 8 candidature a testa. Tra le nomination a miglior film ci sono anche “Bohemian Rhapsody”, “Black Panther” e “Blackkklansman”.
Grande novità, accolta con proteste e malumori, è la decisione da parte dell’Academy di consegnare alcuni premi durante la pubblicità, motivando la scelta con l’esigenza di accorciare lo show, da quattro a tre ore, per evitare di perdere ascolti. Quest’anno dunque saranno consegnati fuori dalla diretta video gli Oscar al Montaggio, al Miglior Cortometraggio, al Makeup e Hairstyle e alla Miglior Fotografia. L’Academy ha anche annunciato che le quattro categorie “fuori onda” saranno scelte a rotazione e a sorte, ma chissà se i premi a Miglior attore o Miglior Regista saranno mai consegnati a telecamere spente. Una decisione che ha scatenato reazioni da parte del mondo di Hollywood. A intervenire subito con un tweet molto critico era stato il regista Alfonso Cuaron, seguito da Guillermo del Toro, Stephen King e Russel Crowe. Ieri poi è stata resa nota la lettera con cui direttori della fotografia, montatori, scenografi e registi come Quentin Tarantino, Martin Scorsese, Spike Lee e Spike Jonze chiedono maggiore rispetto per i lavoratori del settore perché, si legge nella lettera, “ La retrocessione di questi contributi essenziali a uno status inferiore in questa cerimonia del 91 ° premio Oscar è nientemeno che un insulto per quelli di noi che hanno dedicato la vita e la propria passione alla professione scelta”. Vedremo se la protesta di Hollywood sortirà gli effetti sperati, perché non è tardi per cambiare idea.