Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Orrore senza fine. 1.389 vittime in Siria nel mese di febbraio.

di Lorenzo Peluso.

Un tragico rapporto, tracciato dalla Rete siriana per i diritti umani, mostra dati sconcertanti sul numero di morti avvenute in Siria nel mese di febbraio: 1.389 persone uccise in Siria (1.073 sono civili), il 67% delle quali nella Ghouta orientale. Entrando nel dettaglio del rapporto: tra le vittime civili delle forze governative siriane si contano 203 bambini, con una media di otto bambini al giorno, 179 donne e 7 morti per tortura, mentre le vittime civili per mano russa sarebbero 77, tra cui 27 bambini e 12 donne. Le vittime civili dei raid della Coalizione internazionale sono 102, tra cui 50 bambini e 31 donne, 35 tra cui dieci bambini e tre donne quelle dello Stato islamico, 12 tra cui tre bambini e una donna quelle delle forze curde nella zona dell’amministrazione autonoma e sei tra cui due bambini e una donna quelle delle fazioni dell’opposizione armata. Il rapporto mette in evidenza anche i metodi di bombardamento utilizzati dal regime. L’attenzione si focalizza sui barili bomba, in disuso da un anno e mezzo, tornati l’arma più efficace per riconquistare terreno. La relazione punta il dito contro i governativi e il suo alleato russo, accusati di aver indirizzato il 90% dei loro attacchi contro obiettivi civili. Nonostante la tregua approvata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu e quella proposta dalla Russia, nella Ghouta orientale si continua a morire. Ci sarebbero già le prime tre vittime di marzo. I caccia del regime hanno bombardato Douma, Beit Sawa, Jisreen, Kafr Batna, Erbin e Hamuriyeh. In queste ultime due località si registrano rispettivamente uno e due morti, oltre a decine di feriti. Nei giorni scorsi, le forze del regime di Damasco hanno tentato l’avanzamento via terra, ma senza risultato e subendo “duri colpi” da parte dei ribelli, con “decine di morti e feriti tra le file dei governativi, afferma ‘Shaam’.  La situazione è complessa anche ad Afrin, enclave curda nel nordovest della Siria, dove la Turchia ha rafforzato il contingente impiegato nell’operazione ‘Ramoscello d’ulivo’ (lanciata lo scorso 20 gennaio). Il governo turco sta combattendo contro le milizie curde delle Unità di protezione del popolo (Ypg). Fonti della sicurezza, citate dall’agenzia di stampa ufficiale turca Anadolu, confermano il dispiegamento di unità della polizia e della gendarmeria a sostegno delle truppe mobilitate per l’offensiva. Nel frattempo, un convoglio di aiuti umanitari è diretto verso Afrin: “Per molte settimane abbiamo cercato di portare assistenza alla popolazione – afferma un tweet della delegazione in Siria del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) – Ora il nostro staff, insieme alla Mezzaluna Rossa siriana è finalmente diretto ad Afrin e Tall Rifaat per consegnare gli aiuti di cui c’è disperato bisogno”.