Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Operazioni ‘Estero su Italia’ pari al 16.5% negli ultimi cinque anni

redazione

Se le piccole e medie imprese italiane vengono acquisite da colossi a capitale estero non è poi così un male. Secondo una ricerca realizzata da Kpmg Advisory e presentata il 26 ottobre al Forum annuale del Comitato Leonardo a Confindustria infatti le acquisizioni avvenute nell’ultimo quinquennio hanno prodotto una crescita di tre tipi: economica (pari al 7% dei ricavi), dimensionale (+6.4% nel periodo post-deal) e della produttività (1% del numero di dipendenti). Peraltro, spiega la ricerca, nell’ultimo biennio si è evidenziata una ripresa dei flussi di operazioni verso le imprese italiane grazie a fattori come il rafforzamento dei mercati finanziari, la disponibilità di capitali in alcune economie emergenti e il miglioramento del clima di fiducia verso l’Italia, con una crescita delle operazioni ‘Estero su Italia’ pari al 16.5% negli ultimi cinque anni, con una crescita dei controvalori dei deal nello stesso periodo pari al 15.5%. Nel 2015 la contribuzione delle operazioni estero su Italia relativa al mercato italiano è stata pari al 57% (32.1 miliardi di euro su un totale di 56,4 miliardi). D’altra parte, la linea del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda è chiara: “L’italianità è definita da dove l’azienda investe, non da dove proviene. Per me chi viene qui a investire è italiano e merita il nostro aiuto perché vogliamo valorizzare le nostre eccellenze con investimenti internazionali. Non dobbiamo essere provinciali: leggo sui giornali critiche a giorni alterni, una volta sul fatto che l’Italia attrae poco, l’altra sul fatto che l’Italia vende all’estero”.Dà ragione al ministro anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia: “Chi investe in Italia ha cittadinanza italiana, e ci cono nuovi mondi di conoscenza e informazione che chiedono dell’Italia”. Nuovi mondi che vanno attratti: “Il nostro sì al referendum è motivato da una riflessione molto semplice: la stabilità e la definizione chiara del rapporto tra Stato e Regioni è fondamentale. Confindustria chiede al governo di far diventare competitivo questo Paese, renderlo attrattivo e accogliente ma anche efficiente”. In questo verrà in aiuto anche l’Ice, che tra fine 2016 e 2017 aprirà 9 desk all’estero “per raccontare l’Italia, creare contatti, incentivare gli investitori esteri e spiegare loro quello che l’Italia può offrire, perché il Made in Italy è il brand più straordinario che c’è” assicura il presidente dell’istituto del commercio estero, Michele Scannavini, perché “è fondamentale la capacità di attrarre investimenti esteri: apre le frontiere, apre all’internazionalizzazione, mentre oggi c’è uno scollamento tra le nostre potenzialità e la capacità di attrazione di investimenti, in cui siamo solo al diciottesimo posto”.