Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Oltre la paura ed il terrore. Milioni di afghani alle urne.

di Lorenzo Peluso

Oltre la paura ed il terrore. Milioni di afghani hanno partecipato alle elezioni presidenziali in Afghanistan, rinviate due volte negli ultimi mesi. Il popolo afghano ha detto no alla paura, nonostante i  talebani abbiano minacciato e portato attacchi e attentati ai seggi. La possibilità di avviare trattative di pace è stato il tema più discusso nel corso della campagna elettorale. Inizialmente si erano presentati alle presidenziali 18 candidati, ma cinque di loro hanno rinunciato prima che si arrivasse alla giornata elettorale. la disputa reale per il governo futuro dell’Afghanistan rimane tra Ashraf Ghani, attuale presidente uscente, e Abdullah Abdullah, che negli ultimi cinque anni ha ricoperto il ruolo di capo del governo. Si dovrà attendere ora qualche settimana per i risultati. Il presidente Ghani fa parte della comunità pashtun, la più grande in Afghanistan, e nei suoi cinque anni da presidente ha introdotto alcune leggi contro la corruzione, ma senza ottenere grandi risultati. Prima dei suoi incarichi istituzionali, aveva vissuto a lungo all’estero studiando negli Stati Uniti e lavorando per la Banca Mondiale. Nel 2002 aveva ricoperto l’incarico di ministro delle Finanze durante la presidenza di Hamid Karzai. In più occasioni, Ghani ha criticato il modo in cui vengono spesi – e spesso dispersi – i fondi internazionali che l’Afghanistan riceve per la ricostruzione. L’Afghanistan è sostanzialmente in guerra da circa 40 anni, con conflitti interni che ogni anno causano la morte di migliaia di persone. Attualmente i talebani si rifiutano di negoziare direttamente con il governo afghano, che ritengono illegittimo, e parlano solo con gli Stati Uniti. Gli americani arrivarono nell’ottobre del 2001, dopo gli attacchi dell’11 settembre.  Attualmente mantengono un contingente di 14mila soldati e sono impegnati in una serie di colloqui di pace con i talebani che hanno tra gli obiettivi quello del ritiro totale dei propri militari. nei giorni scorsi un grande lavoro per garantire la sicurezza nei seggi in alcune aree del paese, lo hanno svolto oltre gli americani anche i militari del contingente della NATO, forze militari del Regno Unito, della  Germania e gli italiani. I livelli di sicurezza purtroppo si sono molto indeboliti negli ultimi due anni. Gli attentati esplosivi continuano a essere molto frequenti nel paese. Secondo le stime più recenti, nel solo mese di agosto sono morte 74 persone al giorno: almeno un quinto delle persone coinvolte erano civili. Un rapporto delle Nazioni Unite ha inoltre calcolato che nella prima metà di quest’anno sono stati uccisi più civili dalle forze afghane e dagli attacchi statunitensi, rispetto a quelli uccisi da attacchi talebani. Le elezioni dunque sono un segnale importante di speranza per il futuro. Le presidenziali in Afghanistan funzionano con un doppio turno: se al primo nessun candidato ottiene più del 50 per cento dei voti, si procede con un ballottaggio tra i due candidati più votati. I risultati saranno resi noti a metà ottobre e solo allora si saprà se sarà necessario il secondo turno nel mese di novembre. Sono stati 5mila in tutto il paese i seggi aperti, sarebbero dovuti essere molti di più, ma per motivi di sicurezza si è deciso di chiuderne alcune centinaia. Un sistema di riconoscimento delle impronte digitali degli elettori è stato utilizzato per ridurre il rischio di frodi durante le votazioni. Alle urne si sono presentati meno di 10 milioni elettori iscritti nelle liste elettorali. Tutto questo perché nelle provincie sotto il controllo dei talebani è stato impossibile allestire i seggi. Rimane la certezza che Ghani e Abdullah sono dati per favoriti. Hanno condotto una campagna elettorale accusandosi a vicenda di essere i responsabili dei tanti problemi irrisolti dell’Afghanistan. Dopo decenni di guerre rimane la prospettiva che siano rieletti comunque i due candidati che hanno già governato il paese negli ultimi cinque anni. Sullo sfondo oltre i talebani rimane anche la povertà del Paese, dove il 55 per cento della popolazione vive sotto la soglia della povertà e un quarto della popolazione è disoccupato.