Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Oggi come nel 1918 imparare lezioni è paradossalmente impossibile

di Lorenzo Peluso

E’ trascorso oltre un secolo; era il 1918, la Prima Guerra mondiale era alle fasi finali. Il mondo di allora si trova di fronte ad una delle più grandi pandemie della storia: la cosiddetta influenza spagnola. Le statistiche raccontano che ha causato tra i 50 e i 100 milioni di morti in tutto il mondo. Tutto iniziò all’improvviso. Tra gennaio e febbraio di quel 1918 centinaia di persone muoiono negli Stati Uniti dopo aver sofferto di mal di testa, difficoltà respiratorie, tosse e febbre alta. Nessuno capì. Dopo qualche mese in Francia, in Belgio e Germania molti pazienti ricoverati in ospedali presentavano lo stesso quadro clinico e si moltiplicavano i decessi. Nel mese di maggio poi in Spagna, durante la festa religiosa con migliaia di persone, rappresentò lo scoppio dell’epidemia di questa misteriosa malattia. Nel 1918, come oggi, si capì subito che gli assembramenti erano la fonte di contagio. All’ora come oggi venne introdotto il confinamento e si fecero progressi nell’applicazione di misure preventive, che avevano già dimostrato storicamente la loro efficacia, imponendo alcuni cordoni sanitari, approfondendo il monitoraggio delle misure igieniche e promuovendo la quarantena, per coloro che erano sospettati di essere contaminati. La storia però racconta di episodi particolari, così come accaduto nelle scorse settimane in diverse località italiane ed europee. Ad esempio si ricorda che a Zamora l’allora vescovo celebrò alcune messe, che accelerarono la diffusione della pandemia e a Madrid le autorità non annullarono i  festeggiamenti di San Isidro. Una settimana dopo, verso il 22 maggio, cominciarono a moltiplicarsi i casi di malattia e questo contribuì spaventosamente alla diffusione del virus con miglia di morti in pochi giorni. Nasce così la storia epidemiologica dell’influenza “spagnola”. Tuttavia, per onor di cronaca, va ricordato che il cosidetto paziente zero fu in dividuato in un cuoco di un centro di addestramento militare americano in Kansas. Altre ricostruzioni storiche ipotizzano che la micidiale pandemia possa essere iniziata ancor prima, in Cina o in Francia, nel 1917. Ciò che importa ricordare però è che nel mentre arrivò l’estate di quel 1918 e si abbassarono drasticamente i numeri del contagio, facendo addirittura ipotizzare che la malattia fosse scomparsa, la tragedia arrivò con l’autunno ed una seconda ondata più letale della prima. In Spagna in settembre poi altre ondate durante l’inverno successivo. Qualche storico dell’epoca addirittura afferma che in alcuni luoghi specifici  della Spagna ci fu anche una terza ondata all’inizio degli anni Venti. In Italia la fase più aggressiva si verificò tra luglio e ottobre di quell’anno, quando si ammalarono anche tremila persone al giorno. Negli affollati accampamenti militari  i servizi sanitari cominciarono a non farcela più. Fare i funebri divenne impossibile. Molti dei morti finirono in fosse comuni. Certo, la ricostruzione storica deve fare i conti con l’informazione di allora e la scarsa conoscenza generalizzata. E poi non mancavano i residui di una devastante Guerra mondiale con anche la carestia. Poca informazione e scambio di esperienze a livello globale, insomma non sappiamo neppure cosa accadde in alcune aree del mondo, in Africa, in oriente. Tuttavia tutte le ricostruzioni storiche e mediche successive concordano sul fatto che la fine globale della pandemia arrivò nel 1920, quando la società sviluppò un’immunità collettiva all’influenza spagnola, anche se il virus non è mai scomparso del tutto. Insomma all’ora come ora, l’uomo, l’umanità è chiamato amisurarsi con una sfida globale e sconosciuta nella sua reale pericolosità. Ci piace pensare che così come dopo l’influenza spagnola e la prima guerra mondiale, per l’umanità arrivarono i felici anni ’20 con la popolazione e gli Stati che rifiorirono in tutti i sensi, compresa quella economica, anche oggi presto arriverà il sereno. Fu in quegli anni che si affermo dal punto di vista sociale la filosofia del ‘carpe diem’ e man mano che gli effetti si attenuarono la gente smise di preoccuparsi. Occorre ricordare che neppure i numeri di quella strage umana sono certi. Le stime sul numero dei morti variano enormemente, da 20 a 50 o addirittura 100 milioni di vittime nel mondo. Incredibilmente se la cifra più alta fosse attendibile, la pandemia del 1918 avrebbe ucciso più persone di quante ne abbiano uccise, insieme, le due guerre mondiali. Eppure l’uomo non imparò la lezione, di li a poco infatti si svilupparono quei nazionalismi che portarono al nazismo, al fascismo, all’odio di razza. Oggi come nel 1918 imparare lezioni dal passato e metterle in pratica per l’uomo è paradossalmente impossibile.