Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Occorre chiedersi cosa sia l’America oggi.

di Lorenzo Peluso.

Certo, se non ci fosse stata la possibilità di vedere, grazie alle immagini girate dagli smartphone dei passanti, la morte assurda di un 46enne afroamericano, per mano di un poliziotto, tutto sarebbe stato altro. Probabilmente la morte dell’uomo sarebbe stata ricondotta ad un normale decesso, magari causato dalle condizioni fisiche dello stesso. Sfugge ai più il motivo dell’arresto di George Floyd a Minneapolis, nello Stato del Minneasota il 25 maggio scorso. Floyd era stato fermato da due pattuglie di agenti sulla 38esima strada. L’intervento della polizia era scaturito da una chiamata di due commessi del negozio Cup Food dove, secondo le dichiarazioni, l’uomo aveva comprato delle sigarette con una banconota falsa da 20 dollari. La ricostruzione dei fatti riporta che i due commessi accortisi della moneta falsa hanno chiesto la restituzione delle sigarette a Floyd che, secondo quanto dichiarato, era visibilmente ubriaco e “fuori controllo”. Qualche minuto dopo l’intervento della Polizia, poco distante dal Food viene individuato Floyd nella sua auto, ferma. A questo punto gli agenti lo trascinato fuori e lo ammanettano. Le circostanze mostrate dai filmati a testimonianza dell’accaduto, si badi bene, non mostrano alcuna resistenza da parte di Floyd prima di cadere a terra, di essere strattonato e immobilizzato a terra per quasi 9 minuti dall’agente Derek Chauvin che ha premuto le ginocchia sul collo e sulla schiena dell’uomo. Dunque, ricostruendo i fatti, Floyd ha incrociato il suo destino, atroce, a causa di 20 dollari falsi e per un pacchetto di sigarette. Basterebbe solo questo per poter affermare che un uomo non può e non deve morire per questo. In realtà la questione è molto più complessa. Intanto va detto chi era George Floyd descritto dai suoi amici e colleghi come un ‘gigante gentile’. Padre di due figli, Floyd era uno degli oltre 30 milioni di americani che hanno perso il lavoro a causa del lockdown per la pandemia Covid. Lavorava come guardia di sicurezza al Conga Latin Bistro, un noto ristorante di Minneapolis.  Il proprietario del ristorante da subito ha riferito che Floyd era “un dipendente modello”. Insomma, un americano comune, afroamericano. A questo punto occorre chiedersi cosa sia l’America oggi. I fatti di Minneapolis sono parte della storia americana; negli Stati Uniti infatti non è stata mai superata la questione razziale. Senza andare troppo in la nel tempo, basti ricordare Eric Garner che in un tentativo di arresto a Staten Island, New York, morì soffocato dagli agenti di Polizia. Era il 2014. Nel luglio del 2016 fu ucciso da un agente di Polizia, ancora vicino Minneapolis, Philando Castile, 32 anni mentre era in macchina con la fidanzata e la figlia. Altri casi recenti di violenza contro i neri in America sono quelli del 25enne Ahmaud Arbery morto a Brunswick, nel sud della Georgia, per le ferite da arma da fuoco riportate mentre cercava di scappare da due uomini, padre e figlio, che lo avevano inseguito mentre faceva jogging. Potremmo continuare. Le statistiche dicono che in America ogni anno sono oltre mille le persone uccise dalla Polizia. Esiste il germe del razzismo nella società americana ed è insito dell’atteggiamento dei conservatori ma anche dei liberal. E’ l’America che non ha chiuso i conti con il suo passato e che si è illusa soltanto, ingannando il mondo, portando alla Casa Bianca un afroamericano di nome Obama. In realtà l’America di oggi ha mostrato al mondo come la radice dell’odio razziale è davvero difficile da estirpare. Indicherà qualcosa il fatto che l’agente Derek Chauvin, colui che preme il ginocchio sul collo di Floyd, nel suo recente passato ha collezionato numerose denunce per uso eccessivo della forza, inoltre è stato implicato in varie sparatorie mortali ai danni di sospetti. Tuttavia nel suo curriculum non vi è traccia di procedimenti disciplinari nei suoi confronti. Ora è stato arrestato con l’accusa di omicidio di terzo grado. Licenziati con lui anche altri tre colleghi intervenuti sul posto. Intanto l’America brucia, scontri e disordini partiti da Minneapolis si sono estesi in tutti gli USA. La dimensione razziale è dunque un innesco per la resa dei conti sociale americana, rimandata da troppo tempo. Gli afroamericani sono il 13% della popolazione americana; il 50% dei furti e degli arresti per aggressione ed omicidio sono di persone di colore. Il 50% delle vittime, di qualsivoglia reato, denuncia che gli aggressori sono persone di colore. Anche questo è un dato oggettivo che deve essere considerato. Nelle carceri statunitensi attualmente ci sono 2.2 milioni di persone, la maggior parte delle quali afro-americane. Due milioni e 200 mila persone in prigione all’America costano 80 miliardi di dollari all’anno. Rimane il fatto che la polizia bianca americana è l’esempio del razzismo applicato negli States.