Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Occorre chiedersi cosa non funziona davvero al Sud

di Lorenzo Peluso.

Occorre chiedersi cosa non funziona davvero al Sud; insomam cosa occorre fare per superare la distanza con il resto del Paese. Confcommercio ha misurato il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni: in Italia è al 73%, in linea con la media della Ue, ma al Sud il tasso di occupazione è del 48% (in Calabria il 45%, in Sicilia il 44%): una distanza enorme che blocca la crescita e lo sviluppo del paese nel suo complesso. Confindustria ha calcolato che gli investimenti al Sud si sono ridotti in dieci anni di oltre il 36%, soprattutto nell’agricoltura e il fatturato delle microimprese (che costituiscono la maggior parte delle attività economiche), è decresciuto del 13%. Eppure, non si può negare che il Sud ha beneficiato di sussidi erogati per decine di miliardi negli ultimi trenta anni per tentare di sviluppare il sud del paese (legge 488 del 1992, fondi strutturali, europei ecc.). Il risultato di questi interventi, tabelle alla mano, è un fallimento totale in termini ricaduta sull’economia e sull’occupazione; il che trova precisa conferma nei drammatici dati sopra riportati. Ma c’è di più, perché oltre a mancare gli effetti positivi di tutti questi sussidi, abbondano gli effetti negativi: si è creata contiguità con l’economia illegale, consentendone l’arricchimento e si è generata una diffusa corruzione. Ma soprattutto si è alimentata una sottocultura (purtroppo largamente dominante) su cui ha radicato il suo potere una burocrazia parassitaria, e sui è proliferata una classe politica impresentabile, votata solo sulla promessa di partecipare in qualche maniera alla spartizione. Da qui bisogna partire dunque: dal superamento delle barrire culturali e sociali; dal superamento della burocrazia. Dalla necessità di rimbocacrsi le maniche.