Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Nuove tensioni tra Pristina e Belgrado. Il Kosovo rimane questione aperta.

di Lorenzo Peluso.

Ci curiamo troppo poco di ciò che accade nel cuore dell’Europa che guarda ad oriente. Da anni si lavora intensamente a trovare una soluzione definitiva che favorisca il superamento della crisi politica e ideologico-culturale che attraversa i Balcani. Eppure, ad intervalli regolari le tensioni nelle relazioni tra Pristina e Belgrado ritornano al centro del dibattito internazionale. La questione quindi non è nuova ed è stata al centro di una riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu lo scorso lunedì, 17 dicembre. Questa volta, il motivo del contendere, è la decisione del Kosovo di dotarsi di un esercito nazionale. Il panorama però è molto più articolato se si vuole comprendere veramente cosa accade in Kosovo ed investe, anche in questo caso, le diplomazie e lo scontro che si consuma da tempo tra Stati Uniti e Russia. Infatti, entrambi i Paesi, la Serbia sostenuta dalla Russia e il Kosovo dagli Stati Uniti, ma anche dalla Unione Europea, hanno inviato d’urgenza i propri presidenti a testimonianza della forte importanza che accordano al tema. La verità rimane rinchiusa nella sostanza che il Kosovo, nonostante gli sforzi, non ha una sua entità statale indipendente e non è riconosciuto a livello internazionale, se non da alcuni paesi europei. Il parlamento kosovaro però, proprio sulla spinta di un Europa che guarda al paese come indipendente e comunque pronto ad entrare tra i paesi aderenti a Bruxelles, ha deciso quindi di trasformare le sue forze di sicurezza in esercito nazionale e la settimana scorsa ha formalmente portato la sua entità dai 2500 membri agli attuali 5000 con 3000 riservisti. Dunque nuove preoccupazioni in una terra per troppo tempo martoriata e dove l’odio etnico non è per nulla superato. Al  momento la situazione può essere considerata sotto controllo; tuttavia il timore che la decisione di Pristina diventi una nuova miccia che scateni tensioni nell’area balcanica, è forte. La NATO ha formalmente provveduto ad avvertire  Pristina dell’inopportunità di questa mossa annunciando che a questo punto sono da rivedere anche gli impegni della coalizione nel Paese. La Serbia non riconosce l’indipendenza del Kosovo e sostiene che un esercito regolare nel Paese violi risoluzioni delle Nazioni Unite. La comunità internazionale intanto si limita ad invitare Serbia e Kosovo a “rimanere calmi”. Al “Camp Villaggio Italia”, nella base di Peć/Peja, da qualche settimana a seguire il tutto con molta attenzione ci sono i militari italiani dell’Ottavo  Reggimento Artiglieria Terrestre “Pasubio” di Persano, nel salernitano. Alla guida del “Multinational Battle Group West” della missione NATO in Kosovo, controllano e dirigono le operazioni di supporto alla popolazione locale e controllo del territorio unitamente ai militari sloveni, austriaci e moldavi. Il “Multinational Battle Group West” è garante della sicurezza nel settore occidentale del Paese.