Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Nucleare ad electionem, come affossare il referendum per il timore di perdere le elezioni.

di Maddalena Robustelli

Solo il mese scorso il decreto legislativo Romani, sulla promozione dell’uso dell’energie da fonti rinnovabili, veniva aspramente contestato dalle associazioni del settore, in occasione della manifestazione “Sos Rinnovabili” tenutasi a Roma presso il teatro Quirino.

In quella sede si richiese “il repentino cambiamento del decreto”, che portava il nome del ministro delle attività produttive, convinto assertore del nucleare, “per ridare certezza agli investimenti in solare, eolico e biomasse” e si sollecitò anche “il ripristino del sistema di incentivi, tagliati dal ministro Tremonti, per gli impianti in costruzione o comunque autorizzati”. Ma, si sa, in quel periodo si puntava ancora sull’energia nucleare, principale rivale delle fonti rinnovabili, che, con il gioco scorretto del Governo, riusciva ad ipotecare il proprio primato nel mercato energetico. Tant’è che, a metà del mese di marzo, il ministro dell’ambiente Prestigiacomo chiariva che il programma nucleare in Italia sarebbe andato avanti, nonostante il parere contrario dei governatori di regione ma, soprattutto, nonostante la catastrofe nucleare di Fukushima, conseguente al terremoto che aveva colpito in quel periodo il Giappone. Il ministro delle attività produttive Romani, pressato dall’opinione pubblica, annunciò, però, una pausa di riflessione, a cui seguì la dichiarazione del Consiglio dei ministri, concernente la moratoria di un anno del decreto legislativo del maggio 2010, che fissava i criteri per la localizzazione dei siti nucleari italiani. E’ dell’altro giorno il deposito in Senato da parte del Governo di un emendamento al decreto- legge c.d. omnibus, con il quale si bloccano tutte le norme per la costruzione di nuove centrali. Come avrebbe detto il buon Lubrano (n.d.r. il giornalista che inventò il programma televisivo Mi manda Rai 3), la domanda sorge spontanea: ma, se neppure il disastro ambientale giapponese è riuscito a bloccare il programma nucleare del Governo, cos’è successo di tremendamente catastrofico, a distanza di appena un mese, tale da indurre la presentazione dell’emendamento in questione? La risposta è semplice: i sondaggi sui referendum di giugno e le più che probabili conseguenze che da essi potrebbero derivare per le prossime elezioni amministrative. Difatti, come può leggersi su La Repubblica , “l’ultimo sondaggio, planato due settimane fa sul tavolo da Berlusconi ha certificato il baratro che stava per aprirsi al governo perchè i contrari al nucleare, dall’incidente di Fukushima, erano balzati avanti di venti punti, arrivando a sfiorare il 70 per cento, e tra questi, notizia ancora più allarmante, anche il 50% degli elettori”(F. Bei). Le consultazioni elettorali, alla luce dei referendum e della loro campagna di propaganda, sarebbero divenute un passaggio politicamente catastrofico per il centro-destra. Ecco, quindi, il rimedio: annunciare,con una trovata degna del miglior pubblicitario, di bloccare la costruzione delle centrali nucleari. Per non essere criticati di opportunismo politico, immediatamente abbiamo assistito alla discesa in campo dello “small” Romani, che ha rinnovato la richiesta di una pausa di riflessione sull’atomo, e del “big” Tremonti, che ha domandato all’Europa un grande piano di finanziamento delle rinnovabili con l’ausilio degli euro-bond. Ma chi Tremonti, lo stesso che aveva tagliato gli incentivi alle suddette energie e contro il quale sono scesi in piazza, unitariamente, l’altro giorno, gli imprenditori del settore? Non si può certo dire che la coerenza sia un valore primario per i più autorevoli rappresentanti politici del centro-destra e se a ciò aggiungiamo l’annuncio di una Conferenza sul nucleare, da programmare per la prossima estate, mi viene da considerare che manchi pure la decenza, visto che a quell’epoca le elezioni si sarebbero già svolte, i risultati conseguiti e di nucleare si ritornerebbe a parlare senza i condizionamenti delle agende elettorali. Forse gli italiani ed il loro Paese avrebbero bisogno di maggiore considerazione, di maggiore lealtà, di maggiore verità! Un moto delle associazioni dei produttori di energie rinnovabili così recita: “ Vogliamo il sole, non chiediamo la luna”. Ebbene, aggiungo, noi, tutti, avremmo un’impellente necessità di un sole che ci illumini le menti e ci faccia leggere con gli occhi della ragione l’ennesima truffa che verrà perpetrata ai danni della democrazia. Sì, perché, quando fa comodo, a lei ci si appella per richiamare la legittimità del governo di centro-destra, voluto dalla maggioranza degli elettori (come suol dirsi), e, quando, poi, è scomoda, la si oltraggia con bassi espedienti, inibendo il ricorso al referendum, strumento di democrazia diretta, per biechi calcoli politici. Che dire, “buon sole “ a tutti, proprio tutti.