Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Non si può morire per amore e per amare o forse si.

di Lorenzo Peluso.

Il delitto d’onore, e non meravigliatevi, per chi ne ha perso memoria, è stato abolito in Italia solo nel 1981. Anche nel nostro Paese esistevano dunque disposizioni sul delitto d’onore e sul matrimonio riparatore, abrogate con la legge n. 442 del 1981, che arriva solo dopo il referendum sul divorzio del 1974 e la riforma del diritto di famiglia dell’anno dopo. Il delitto d’onore risale al codice Rocco del ventennio fascista.  Fatta questa premessa il punto di domanda è: si può morire per amare e per amore? Si. In Iran accade ed è normale. Questa è la storia di una ragazzina di 13 anni, con il nome occidentale. Romina Ashrafi. La storia triste di una ragazzina che viveva fino a qualche giorno fa a Talesh, una cittadina nella provincia di Gilan, nel nord dell’Iran. E’ stata uccisa dal padre, da colui che avrebbe dovuto amarla più di ogni altra persona al mondo. Romina è morta nel sonno, decapitata da suo padre giovedì scorso. Un “omicidio d’onore”, secondo i media locali. La grave colpa di Romina è stata esser scappata di casa dopo che il padre si era rifiutato di accettare che la ragazzina avesse sposato un uomo di cui si era “innamorata”, un uomo di 35 anni. In realtà, la vicenda è anche più complessa di quanto sia stata raccontata dai media locali iraniani. Confessato l’amore per quest’uomo più grande di lei alla famiglia, la ragazza aveva deciso di scappare di casa a causa delle minacce e degli abusi da parte del padre. Individuata dalle autorità iraniane è stata arrestata insieme anche al ragazzo. Romina ha implorato di non essere restituita alla famiglia perché temeva ciò che le sarebbe potuto accadere. Romina ben sapeva che se fosse tornata a casa, la sua vita sarebbe stata in pericolo. Aveva avvertito la polizia e le autorità giudiziarie, ma contro la sua volontà la stessa polizia l’ha comunque riportata a casa dal padre. In Iran ed in altri Paesi islamici vige ancora la legge della Sharia, che per i “proprietari di sangue”, i familiari più stretti, consente di poter chiedere l’esecuzione per l’omicidio della persona amata. Ma la verità è che la maggior parte dei delitti d’onore rimangono impuniti o con una punizione lieve poiché la famiglia non richiederà mai la condanna a morte per un altro membro della stessa famiglia. Dunque, in realtà il padre di Romina che le ha tolto la vita, è stato arrestato e sarà processato. Ma non pagherà per questo atroce delitto. La crudeltà con la quale il padre è riuscito a toglierle la vita è inaccettabile. Il 21 maggio scorso, mentre altri membri della famiglia erano via, il padre ha brutalmente tagliato la testa a Romina mentre dormiva usando una falce. Dopo aver ucciso sua figlia, il padre è andato alla stazione di polizia con l’arma del delitto in mano e ha confessato ciò che aveva fatto. Nel mentre la morte di Romina alla comunità è stata comunicata, come da tradizione, con l’annuncio funebre, firmato da suo padre. L’altro uomo della vicenda, il 35enne Bahman, è stato già liberato. Infatti non è detenuto per avere avuto una relazione con un tredicenne. Anche in questo caso la legge islamica è il punto nodale; non considera infatti una ragazza di 13 anni bambina, ma pronta per il matrimonio. Romina è solo l’ultima vittima di “delitto d’onore” in Iran. Ogni anno infatti in Iran sono centinaia le donne e ragazze che vengono uccise dai loro parenti maschi con il pretesto di difendere il loro onore. Non è possibile neppure conoscerne il numero. Secondo alcune statistiche almeno il 18,8 percento degli omicidi in Iran è motivato da scuse d’onore e comunque legate alla religione. Non dobbiamo però meravigliarci. Si stima che ogni anno, nel mondo, vengano uccise per mano del partner o ex partner circa 13mila donne, con buona probabilità si tratta di una stima per difetto, calcolata sulla base della popolazione femminile mondiale di età superiore ai 14 anni. In Italia sono circa 100 all’anno le donne uccise per amore e dall’amore (fonte: ministero dell’Interno). Insomma l’onore va salvaguardato ed è sacro, ben oltre la sacralità della vita. Lo è al punto che secondo il codice penale italiano il delitto d’onore  (prima dell’abrogazione avvenuta nel 1981), era punito con la reclusione da tre a sette anni. “Chi cagionava la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nel momento in cui ne scopriva l’illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata al suo onore o a quello della famiglia è punito con la reclusione da tre a sette anni. La stessa pena si applicava a chi, nelle stesse circostanze, cagionava la morte della persona trovata in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella. Se il colpevole cagionava, sempre nelle stesse circostanze e alle medesime persone, una lesione personale, le pene previste per il delitto di lesioni venivano ridotte a un terzo; se dalla lesione personale derivava la morte, la pena era della reclusione da due a cinque anni. In Iran martedì scorso il vicepresidente per gli affari delle donne ha annunciato un “ordine speciale” per indagare sull’omicidio di Romina Talesh. Nel mentre alcuni attivisti politici hanno criticato la magistratura per aver respinto il disegno di legge per proteggere le donne e hanno chiesto la condanna a morte per il padre. Ma siamo certi che il mondo non è pronto ad accettare il paradigma che non si può morire per amore e per amare.