Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Non è solo Carnevale. A Sanza il rito collettivo de I Misi.

di Lorenzo Peluso

Non è solo Carnevale. No, non deve essere considerato solo un momento ludico, insomma un modo per divertirsi. Lo è certamente, ma questo è chiaro. Occorre però andare oltre ed individuare, nei meandri del nostri vivere quotidiano, all’interno di un dinamismo poco spiccato, che contraddistingue una piccola comunità, il momento sacrale di un rito collettivo, che riporta alla memoria la tradizione ed il modo di essere. Ecco, credo sia questa la chiave di lettura della manifestazione: I Misi, riportata alla luce dopo alcuni anni a Sanza, su iniziativa della Consulta delle donne e della Pro Loco. Per comprendere questa sottile sfumatura sociologica, è necessario poter ammirare il coinvolgimento e la partecipazione ad un evento, che di per se non ha nulla di eccezionale. Nessun carro strabiliante, neppure maschere costose e complicate. Piuttosto semplici vestiti raccattati in soffitta, abiti non più indossati, corredati da qualche particolare che ne esalta il senso della rappresentazione. Dunque, quel che attrae è allora il senso di appartenenza e di tradizione, non certo il significato prettamente gioioso del carnevale. Un ulteriore elemento di riflessione è certo il mescolarsi di generazioni; settantenni e ventenni, con un retaggio sociale e culturale ben diverso, ma accomunato da un rito. Può sembrare strano, ma dietro la messa in scena de I Misi c’è tutto questo. Il successo di pubblico e di critica della rappresentazione che è stata portata in giro per le vie del paese domenica scorsa, è la dimostrazione che sui temi che appartengono alla cultura popolare, spesso semplice e persino ruvida, ci si ritrova e si crea unione. Oltremodo interessante è lo spunto di partenza di tutto questo che arriva dall’iniziativa delle donne, probabilmente per la prima volta nella storia di questa comunità. Sono state loro infatti, la Consulta delle donne, coinvolgendo la Pro Loco, ad immaginare il ritorno di questa manifestazione culturale che appartiene al ricordo ed alla memoria di generazioni passate. Non è secondario questo aspetto, non deve essere sottovalutato nella, semmai fosse necessaria,  analisi dell’evoluzione sociale della comunità. Dunque un segnale importante e nuovo, certamente. Un indicatore anche di un nuovo equilibrio tra i ruoli, storicamente consolidati, in termini di genere, che ribaltano ora la prospettiva. Dunque, non solo un passaggio di testimone tra generazioni, ma per certi versi una nuova prospettiva sociale dove il mondo femminile conquista spazio utile. Una comunità, questo è chiaro, cresce puntando nella stessa direzione, se tutti contribuiscono al raggiungimento dell’obiettivo del bene comune. Chi si autoesclude, ha sempre torto, semplicemente perché non si mette in discussione, si estranea e preferisce guardare da lontano chi ci prova. Chi si contamina viceversa delle esperienze altrui, chi si arricchisce del sapere e della conoscenza di altri, contestualmente non solo si migliora e cresce, ma contribuisce alla crescita della società in cui vive. E’ questa forse la lezione più importante che I Misi hanno lasciato ai posteri, in questo carnevale 2019. Solo una sfida attende tutti: la costanza e la determinazione.  (Grazie alla foto di Mariano Cozza)