Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Non ci sono più pensatori ma solo il nostro essere soli con noi stessi.

di Lorenzo Peluso.

Viviamo una crisi del pensiero. Non ci sono più pensatori ma viceversa abbondano, a frotte, i pragmatici dell’istante. Tutto e subito, senza riflettere sul nulla, perché tutto è troppo veloce. “Solo e pensoso i più deserti campi vo mesurando a passi tardi e lenti”. Francesco Petrarca apriva così una sua celebre poesia che raccontava il tempo del pensiero. Certo anche la solitudine del pensatore. La crisi del pensiero si manifesta in ogni luogo; l’agire per istinto senza ulteriore indugio è una costante dell’attualità umana. Eppure tutto ruota nel pensiero che poi trova la sua essenza nella conoscenza. Siamo dunque una stirpe nuova di ignoranti? Certo, no. Non siamo una stirpe nuova di ignoranti, ma siamo certo ignoranti della nostra mancanza di volontà di profondere energia e tempo per la conoscenza. Si, certo siamo curiosi di sapere, ma non di conoscere, questa è una sottigliezza importante. ci intriga sapere l’adesso, quell’istantanea che fotografa il momento. Poco ci importa di andare a fondo ad ogni situazione perché impegniamo troppo tempo. E’ questo il punto. La conoscenza merita tempo ed impegno. Senza la conoscenza non si sviluppa il pensiero, dunque non vi è più il confronto e quindi viviamo nell’assenza della contaminazione della conoscenza altrui. Bastiamo a noi stessi e viviamo immersi nella prospettiva bidimensionale della rete dove tutto appare sempre più reale ma che in sostanza è tutto solo un’illusione virtuale.

Cosa si rischia dunque? Certo il proliferare di un sentimento di indipendenza assoluta dal rapporto umano con l’altro, che viceversa incontriamo nella dimensione virtuale che cela scrupolosamente ogni emozione naturale, finanche quella del mentire. Appariamo per quel che non siamo ma per ciò che vorremmo essere, nascondendo meticolosamente ciò che siamo. Svendiamo la nostra immagine e creiamo una dimensione diversa del noi al punto, che in casi patologici, si rischia di disperdere la stessa identità al punto di non sapere più chi siamo. Non è questione secondaria perché questa nuova dimensione della stirpe umana dell’oggi porta ogni giorno al superamento di ogni barriera ideologica che cancella valori ed ideali. Possiamo essere ciò che è necessario essere per l’istante e non ciò che siamo, frutto di quel che conosciamo. Questa la sintesi. Insomma, in politica ad esempio, possiamo affermare di essere meridionali, aderendo però ad un partito che ha fatto del suo credo l’antimeridionalismo. La nostra solitudine, non riconosciuta, ci porta al convincimento che quei modelli che vengono proposti con forza ci appartengono. Stereotipi di qualunquismo alimentato dalla spinta di “pancia” che non è più memoria collettiva condivisa dalla conoscenza ma solo e soltanto un deserto artificiale di solitudine del pensiero.  Non sentiamo il bisogno di conoscere perché ogni desiderio di sapere è sopito dalla relazione virtuale che ci offre la condivisione della rete. Si badi bene però, che la rete esiste da quando esiste l’uomo che per sua natura ha intrapreso relazioni “umane” che hanno creato condivisione, accettazione, confronto e scontro. La differenza? Semplice. Il contatto umano, il guardarsi negli occhi ed il dialogare. Il confronto basato sulla percezione emozionale dell’ascolto.

Un bagaglio prezioso quel raccontare che rendeva la solitudine del pensiero un’esperienza collettiva che si trasformava in conoscenza condivisa. Ecco cosa manca. La relazione umana. Possediamo tutto ma in realtà non abbiamo più nulla se non la nostra solitudine virtuale che abbiamo trasformato in vita reale. Ci sentiamo terribilmente soli, e lo siamo, ci illudiamo di poter essere vivi nelle vite altrui senza incontrarle e guardarle negli occhi. In realtà siamo profondamente soli ed ignoranti, semplicemente perché quel che ci manca davvero è dinanzi ai nostri occhi ma noi lo vediamo più perché non lo riconosciamo. Non vediamo più l’uomo per quel che è ma solo per ciò che virtualmente appare. Il nostro essere soli con noi stessi.