Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Non c’è solo Radio Radicale. Perfezionato il bavaglio all’informazione

di Lorenzo Peluso.

Ci siamo quasi. Si sta perfezionando il disegno, oramai chiaro, di bavaglio all’informazione. Se non un bavaglio, certo un controllo totale su chi può o non può fare informazione. L’attenzione mediatica è concentrata certo su Radio Radicale, prossima alla chiusura. Ma a rischiare di chiudere i microfoni sono decine di radio e centinaia di piccole emittenti televisive locali, oltre a svariati quotidiani che non andranno in stampa. La linea politica del governo giallo-verde è molto chiara. Tagli all’editoria, mirando principalmente a testate giornalistiche e radiofoniche. Tra i grandi nomi di testate a rischio ci sono certo Radio Radicale, ma anche Il Manifesto, L’Avvenire, Italia Oggi, Il Foglio, Libero. Possiamo definirli  canali di informazione specifici che in qualche modo disturbano l’operato del governo? Il paradosso è certo che i grandi giornali, quelli, non verranno toccati minimamente da questi tagli. Insomma una norma che produrrà solo l’impoverimento di informazione sul panorama dell’editoria locale, innanzitutto, poi certo anche di giornali caratterizzanti. Un obiettivo che il sottosegretario Vito Crimi continua a perseguire senza minimamente curarsi di ciò che accadrà a piccole aziende editoriali che hanno garantito e garantiscono la libera informazione. Se le grandi testate, come detto,  non vengono minimamente sfiorate dai tagli, allora appare chiaro che la persecuzione è alla piccola editoria locale, un vero e proprio bavaglio all’editoria.

«Sciagurata» così l’ha definita  il presidente nazionale della Fnsi, Giuseppe Giulietti, «perché questi tagli colpiscono le voci della differenza». Insomma è chiaro che senza giornali e giornalisti non c’è filtro alle notizie. Non è certo un caso la diffusione del problema fake news. Chi controlla la veridicità delle notizie? Con questa decisione sciagurata sarà inevitabile la chiusura di gran parte dei giornali editi da cooperative di giornalisti e poligrafici. Lavoro da alcuni anni in una radio locale, una radio nata oltre 40anni fa, che ha come mission l’informazione. Una radio vera, frutto del lavoro intelligente e di un sogno di un uomo che ha dato tutto ciò che aveva per realizzare un’azienda dove lavorano cinque giornalisti professionisti, collaborano decine di giornalisti come corrispondenti. Una radio che rispetta il contratto di lavoro, che paga le tasse e versa i contributi. Una piccola azienda fiore all’occhiello dell’informazione locale, seria, indipendente, mai prona al potere politico di turno, che racconta i fatti quotidianamente. un’azienda che ha un bilancio che si regge per il 50% sulla raccolta pubblicitaria e per l’altro 50% può garantire lavoro ed onestà fiscale grazie al Fondo per il pluralismo. la prima radio del salernitano, tra le prime del mezzogiorno per qualità ed ascolti. Dunque, difendiamo tutti radio radicale, certo, ma c’è da difendere anche Radio Alfa, c’è da difendere anche tutti quei piccoli quotidiani provinciali che ogni giorno raccontano cosa accade dove i riflettori dei grandi network non arrivano. Non si tratta di difendere il posto di lavoro, se pur legittimo è farlo, ma di difendere la libertà di informare, di raccontare. Difendere chi da voce a chi non l’ha. Ecco cosa deve fare la politica, ecco cosa dovrebbero fare quegli stessi parlamentari che attraverso i loro uffici stampa inondano le redazioni di comunicati stampa, ogni giorno. Strano che le radio, i giornali, i giornalisti, esistono per i comunicati stampa, poi però ci si dimentica che in quelle redazioni ci sono uomini e donne, giornalisti, fonici, redattori, ecc che lavorano ed offrono l’opportunità a tutti di sapere e conoscere ciò che accade.