Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Non c’è pace per l’Afghanistan.

di Lorenzo Peluso

Non c’è pace a Kabul. Neppure il tempo di seppellire i morti. Un paese nel caos e nel dolore che ripiomba nel terrore. Ancora vittime, questa volta 18, in un nuovo attentato. Devastato il cimitero di Kabul dove una triplice esplosione ha ucciso giovani ed anziani che stavano partecipando ai funerali di Samil Ezadyar, il figlio del vicepresidente del Senato, ucciso dalla polizia con altre quattro persone durante la manifestazione di protesta contro il peggioramento delle condizioni di sicurezza nella capitale afghana dopo il sanguinoso attentato nel quartiere diplomatico, sede del palazzo presidenziale e diverse ambasciate, in cui hanno perso la vita circa 90 persone, mercoledì scorso. Illeso il coordinatore del governo afghano Abdullah Abdullah, presente alle esequie insieme al  ministro degli Esteri facente funzioni Salahuddin Rabbani, oltre a numerosi deputati. La popolazione afghana è ormai insofferente alla presenza talebana; questo è un segnale forte di ribellione di un popolo che è in guerra oramai da 16 anni. Non era mai accaduto prima. Migliaia di persone sono scese in piazza a Kabul per manifestare tutta l’indignazione e condannare l’attentato che quattro giorni fa ha causato 90 morti ed oltre 400 feriti. La protesta è stata placata dalla polizia che si è dovuta schiere tutt’intorno ai dimostranti. Nonostante la presenza delle forze dell’ordine i manifestanti hanno continuato ad inneggiare l’immediata messa a morte dei talebani attualmente prigionieri delle carceri afghane. La calma è arrivata solo quando la polizia ha dovuto sparare in aria diversi colpi d’arma da fuoco, uccidendo però 5 persone. Il momento di massima tensione quando il corteo si è diretto sul luogo dell’attentato, dove lo scoppio ha causato un cratere di sette metri. Tra i manifestanti, un folto gruppo di esponenti dell’opposizione e dirigenti di associazioni locali. Lo stesso Abdullah ha chiesto che venga aperta un’indagine per verificare se la polizia che ha aperto il fuoco sui manifestanti, dunque su tanta gente comune scesa in strada contro il governo, sia stata autorizzata dai vertici del parlamento. Intanto nell’attentato al cimitero di Khair Khana, oltre ai 18 morti ci sono anche 87 feriti ricoverati nell’ospedale civile di Kabul dove intanto però alcuni colpi d’arma da fuoco sono stati sparati all’ingresso del pronto soccorso. Intanto la reazione degli afghani è forte e determinata nel chiedere l’intervento delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea affinché facciano pressione sul governo afghano nel garantire sicurezza al popolo afghano. Sul fronte governativo però ora si apre una faglia importante. La Casa Bianca ha fermamente condannato l’attentato terroristico. La guerra afgana quindi torna al centro della politica militare americana. Il nuovo piano strategico di Trump prevede l’invio di migliaia di soldati, circa 3mila che possono arrivare anche a 5mila nei prossimi mesi. Si prospetta una nuova fase “combat” con i marines che si aggiungeranno agli 8.400 soldati già sul posto inquadrati nella missione Nato. per quanto riguarda il nostro Paese, rimangono in Afghanistan ancora 950 militari italiani, impegnati nell’addestramento delle forze locali. Se partirà la nuova fase combat, dunque, cambieranno nuovamente le regole di ingaggio. Negli ultimi sedici anni il nostro Paese ha pagato un prezzo altissimo. 53 i militari morti ed ora più che mai, anche il consenso dell’opinione pubblica italiana sulla permanenza delle nostre truppe in Afghanistan si è molto indebolito.