Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Nelle mani all’Isis solo il deserto tra Siria e Iraq.

redazione

Con la liberazione della città di al Boukamal dell’esercito siriano, nelle mani dei jihadisti dello Stato Islamico non rimangono che poche zone di territorio desertico principalmente sui due lati della frontiera tra Siria e Iraq. Dopo la perdita della città di Deir Ezzor lo scorso 3 novembre e la riconquista di al Boukamal, gli uomini del Califfo Abu Bakr al Baghdadi controllano ora meno di un terzo dell’omonima provincia, ricca di petrolio. I combattenti del Califfato sono nel mirino di due offensive distinte: una dalle truppe di Damasco sostenute dai russi e l’altra da parte dei combattenti delle Forze della Siria democratica (SDF), un’alleanza curdo araba appoggiata dagli Stati Uniti. Anche se al Boukamal è una città più piccola di Deir Ezzor, questa sconfitta priva l’Isis dell’ultima zona urbana siriana del suo Califfato auto-proclamatosi nell’estate del 2014. In pratica l’Isis come “Stato Islamico) è crollato e controlla ora solo alcuni villaggi e almeno un campo petrolifero alla periferia sud di Damasco, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, una Ong con sede a Londra che conta su una vasta rete di attivisti in tutto il Paese. Dopo lo scoppio delle proteste contro il regime di Bashar al-Assad nel 2011, fazioni ribelli hanno assunto il controllo di alcune parti della provincia di Deir Ezzor e del suo capoluogo. Ma nel 2014, durante la sua offensiva in Siria e in Iraq, l’Isis era riuscito a conquistare queste aree. All’inizio di settembre, dopo una serie di successi contro i ribelli dell’opposizione su altri fronti, le forze di Damasco sono riuscite a concentrarsi su Deir Ezzor e rompere l’assedio imposto dai jihadisti in alcune aree della città. Così il regime di Assad, sostenuto dagli alleati russi e iraniani, ha assunto il controllo sull’intero capoluogo, dopo un’offensiva durata due mesi. L’Isis è presente oggi nel campo profughi palestinese di al Yarmouk, alle periferie meridionali di Damasco; controlla inoltre piccoli territori nella provincia di Homs (centro-ovest) e nella regione di Dera’a nel sud del Paese. In Iraq, la situazione dell’Isis non è migliore perchè è praticamente presente solo in una cittadina in mezzo al deserto vicina alla Siria. Lo scorso 3 novembre le forze irachene hanno assunto il pieno controllo l’Al-Qaim, un grande villaggio nel deserto occidentale, a circa 10 chilometri dal confine siriano. Lo stesso giorno, inoltre, i soldati di Baghdad, hanno preso il controllo del vicino valico di confine tra Al-Qaim e Siria. Dopo la perdita di Al-Qaim, l’ultima città irachena prima della provincia siriana di Deir Ezzor, nelle mani dei jihadisti non è rimasto altro centro urbano se non la sola vicina cittadina di al Rawa compresa una striscia desertica lungo il confine con la Siria. Dopo nove mesi di furiosa guerriglia urbana nelle strade di Mosul, la seconda città più grande d’Iraq liberata lo scorso luglio, le truppe irachene stanno combattendo ora in un altro tipo di guerra. E per vincere questa guerra nel deserto, Baghdad, si sta facendo aiutare dalle cosiddette unità di mobilitazione tribale di Hashd al-Shaabi, una coalizione paramilitare dominata da milizie sciite composte da iracheni ma anche da iraniani, come molti sospettano. E questo quando l’esercito iracheno è supportato anche dalla Coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. Secondo la Coalizione, circa 1.500 jihadisti erano presenti nel distretto di al Qaim dove prima dell’avvento dell’Isis abitavano 150.000 persone, appartenenti da una mezza dozzina di grandi tribù sunnite. Ma da allora, la maggior parte della popolazione locale è fuggiti in Siria. Tuttavia le sconfitte territoriali dell’Isis non significano né la sua sconfitta finale né il suo sradicamento, come avvertono gli esperti.