Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Nei Balcani per raccontare come sta cambiando la porta d’Europa ad Est.

di Lorenzo Peluso

E’ freddo in Kosovo, molto probabilmente nevicherà anche nei prossimi giorni. Il volo su C 130 dell’Aeronautica Militare Italiana da Pisa, rumoroso, come sempre, è atterrato puntuale a Pristina. Il vento si fa sentire, appena sbarcati insieme ai pallet di carico di rifornimento per i 650 militari italiani impegnati nella Missione KFOR a guida NATO. Ritorno nei Balcani dopo 4 anni circa. Cosa è cambiato in questo tempo? Sul piano politico certo la novità è che da poche ore,  dopo uno stallo durato mesi, il Paese si appresta ad avere un Governo. Sono trascorsi intanto 21 anni da quell’alba del 12 giugno del 1999 quando il contingente italiano entrava in Kosovo. Prendeva vita così l’operazione KFOR. I militari italiani, la Garibaldi, arrivavano a Pec la mattina del 14 giugno. Tanto lavoro è stato fatto in questi anni a supporto della popolazione e per la stabilizzazione del Paese che nello scontro bellico seguito alla disgregazione dei Paesi Balcanici post Tito purtroppo presenta ancora l’anomalia della regione kosovara alla ricerca di uno Stato riconosciuto e di un futuro possibile. Ancora oggi, in teatro sono circa 4mila i militari della coalizione, provenienti da 30 Paesi. In questi anni il ruolo e le capacità dimostrate sul campo dal metodo italiano, hanno fatto si  che già dal 2013 il comando dell’intera missione fosse affidata all’Italia. La missione KFOR con base a Pristina è guidata infatti attualmente dal Generale di divisione Michele Risi. Delle 30 nazioni coinvolte, 22 sono NATO, altre 8 nazioni partecipano nella qualità di partner. Certo, si guarda con interesse alla possibilità di ridurre nel tempo e progressivamente la presenza NATO nel paese, ma i tempi ancora non sono del tutto maturi.

Soffia un vento pungente nella base di Belo Polie a Pec. Sono stanco del viaggio; mi butto sulla branda e tra un po’ varcherò il confine del sonno. Nel mentre però, mi affanno a mettere nero su bianco questi primi pensieri in attesa di poter raccontare  cosa è cambiato in questi anni e magari farvi ascoltare  le voci dei protagonisti, dei nostri militari impegnati qui nei Balcani, poi magari anche quelle della gente del posto.