Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Negoziati di pace per la Siria a Ginevra. Ma in Siria cadono le bombe.

di Lorenzo Peluso.

Da ieri a Ginevra, in Svizzera, sotto l’egida dell’Onu si riuniscono i rappresentanti ririani di Damasco e quelli dell’opposizione che fin da subito hanno chiesto “una soluzione politica entro 6 mesi” per la Siria. Intanto continuano a cadere le bombe sulle ultime sacche di ribelli nonostante la tregua proposta dalla Russia. Una situazione imbarazzante anche per i mediatori ONU. Mentre a Ginevra l’Onu tenta di aprire ancora una volta il sottile spiraglio dei negoziati per la pace in Siria, sul terreno continuano i bombardamenti. Colpita nuovamente l’ultima sacca di resistenza ribelle, vicino alla capitale Damasco, nonostante le 48 ore di tregua proposte dalla Russia in occasione dei negoziati in Svizzera dove è giunto l’emissario del governo siriano per i negoziati e rappresentante permanente presso le Nazioni Unite, Bashar Al-Jaafari. Dal canto suo la Commissione siriana per i negoziati (Snc) che unisce le opposizioni avanza una richiesta chiara: “Vogliamo sia fatta maggiore pressione sul regime per continuare i negoziati e per raggiungere una soluzione politica entro 6 mesi” ha detto Nasr Al-Hariri, capo della Commissione siriana per i negoziati. Quello in corso a Ginevra è l’ottavo incontro di negoziati di pace condotti sotto l’egida delle Nazioni Unite, in presenza dell’inviato speciale Staffan de Mistura.  Intanto i tentativi di trovare un terreno d’intesa tra la sfaccettata realtà delle opposizioni siriane e il regime di Damasco si sono arenati fino ad oggi sulla questione più spinosa: la permanenza di Bashar Al-Assad, fido alleato della Russia, alla guida del Paese. Sul fronte umanitario intanto un convoglio di aiuti organizzato in cooperazione tra Onu, Croce Rossa Internazionale e Mezzaluna Rossa Siriana è riuscito a raggiungere la Siria fornendo aiuti in cibo, medicinali e beni di prima necessità a circa 15.000 persone nella città di Duma, nella Ghouta Orientale. Questo è il primo convoglio umanitario giunto nell’area ribelle dal mese di agosto.