Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Nasce l’alleanza sunnita tra 41 Paesi a maggioranza musulmana.

di Lorenzo Peluso.

Lo scontro ideologico e politico, forse anche culturale, nel mondo arabo ha una radice antica. Sunniti e sciiti da sempre, si odiano forse anche di più di quanto si possa odiare, nel mondo islamico, il nemico occidentale, il crociato conquistatore. La guida delle due diverse anime islamiche contrappone l’Arabia saudita e l’Iran e con essi, a seconda dell’appartenenza, tutto il resto dei paesi musulmani. Ad alzare il tiro, in questo scontro a distanza tra Teheran e Ryad ora arriva la costituzione alleanza sunnita siglata a Ryad. Una sorta di  Nato del mondo arabo. Una vera e propria coalizione militare di 40 paesi promossa e voluta dal principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman a Ryad. L’istituzione della nuova coalizione militare va ad aggiungere tensione su tensione tra Arabia Saudita e Iran, che già dallo scorso anno hanno rotto le relazioni diplomatiche. terreno di scontro frontale è la Siria, ma anche lo Yemen ed il Libano, dove continuano a sostenere, a seconda dell’appartenenza, gli artefici dei disordini, nel caso del Libano, e gli autori di massacri indicibili, per quanto attiene la Siria e lo Yemen. L’obiettivo di questa alleanza sunnita è molto chiaro, secondo il principe Mohammed bin Salman: “metterà insieme le capacità militari, finanziarie, politiche e di intelligence” per una lotta comune “contro il terrorismo”. Per Ryad terrorismo è l’equivalente di Teheran al punto che lo stesso principe bin Salman, pochi giorni fa dalle colonne del New York Times, aveva definito la guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, “il nuovo Hitler”. Una situazione esplosiva che potrebbe destabilizzare definitivamente il mondo arabo con una guerra senza confini. Preoccupante infatti anche l’adesione a questa alleanza sunnita di paesi quali la Turchia, il Pakistan e la Nigeria. Un’adesione alla coalizione siglata anche dal Qatar, anche se all’assise di Ryad non ha inviato nessuna delegazione. Il terreno di scontro dunque resta ancora principalmente la Siria. L’influenza di Riyad sulle opposizioni siriane è più che evidente. Non è un caso infatti se 140 membri dell’opposizione siriana hanno deciso di parteciperanno ai prossimi negoziati delle Nazioni Unite a Ginevra con una propria delegazione congiunta. Una decisione fomentata dall’Arabia Saudita che chiede le dimissioni di Bashar Al-Assad e nessun ruolo attivo per il Presidente nel periodo di transizione. Una richiesta che ha incontrato con immediatezza la presa di posizione della Russia, sempre più artefice e protagonista della questione siriana. Il presidente russo Vladimir Putin ha infatti chiesto sia al governo che all’opposizione siriani di proporre un piano costituzionale per la struttura del nuovo stato, che preveda elezioni politiche da svolgersi sotto la supervisione delle Nazioni Unite. Nel mentre però gli stessi caccia russi proseguono i bombardamenti sulla Siria. La conferenza di Ginevra si aprirà domani, con l’arrivo delle delegazioni che saranno accolte dal delegato dell’Onu Staffan de Mistura di rientro da Mosca dove ha tentato di tessere una serie di accordi collaterali in gradi di offrire al tavolo una soluzione comune sul futuro della Siria.