Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Nasce il Governo Conte. Salvini e Di Maio vicepremier e Tria all’Economia.

di Lorenzo Peluso.

Diciotto ministri in tutto, Giovanni Tria all’Economia, Paolo Savona agli Affari europei, Luigi Di Maio e Matteo Salvini vice-premier e Giancarlo Giorgetti sottosegretario a palazzo Chigi. Di Maio e Salvini, ovviamente, oltre al ruolo di vice-premier hanno anche due dicasteri di peso, come previsto. Gli Interni per il leader della Lega e Lavoro e sviluppo economico per il capo politico M5s. La Giustizia va ad Alfonso Bonafede, la Difesa ad Elisabetta Trenta, gli Esteri a Enzo Moavero Milanesi. Gian Marco Centinaio guiderà le Politiche agricole, Sergio Costa sarà ministro dell’Ambiente, Danilo Toninelli sarà alle Infrastrutture e trasporti, mentre l’Istruzione toccherà a Marco Bussetti, i Beni culturali ad Alberto Bonisoli e la Salute a Giulia Grillo. Sei sono i ministri senza portafoglio: Riccardo Fraccaro ai Rapporti con il Parlamento, Giulia Bongiorno alla Pubblica amministrazione, Erika Stefani agli Affari regionali, Barbara Lezzi al Sud, Lorenzo Fontana ministro della Famiglia e, appunto, Savona agli Affari europei. Dunque ieri sera alle 21,40 Il Premier Giuseppe Conte ha sciolto la riserva ed annunciato il governo, che oggi alle 16,00 al Quirinale presterà giuramento. “Lavoreremo intensamente per realizzare gli obiettivi politici che abbiamo anticipato nel contratto di governo. Lavoreremo con determinazione per migliorare la qualità di vita di tutti gli italiani”. Sono queste le prime parole di Giuseppe Conte, il giurista foggiano che dopo la nuova intesa fra Movimento 5 stelle e Lega è stato reincaricato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale con la lista dei ministri già pronta.  Mattarella, in una brevissima dichiarazione, ha sottolineato la sua soddisfazione per la conclusione di “un complesso itinerario che ha portato alla formazione del nuovo governo”. Insomma la lunga giornata al Quirinale si è conclusa con il presidente della Repubblica complessivamente soddisfatto. Le cose che lo soddisfano sono il fatto che è nato un governo politico che potrà far fronte a eventuali imminenti crisi finanziarie; il rispetto del voto degli elettori; il fatto che con la nascita dell’esecutivo il Paese è rasserenato dopo le polemiche dure degli ultimi giorni e che il governo ha un giusto equilibrio al suo interno tra la necessità di rappresentare l’Italia e gli interessi dell’Italia in Europa nel rispetto dei vincoli europei. Un equilibrio tra esigenze nazionali e “permanenza” nell’Ue. Nell’ottica del quirinale sono ribadite e conservate anche per il futuro le prerogative presidenziali costituzionali.  Il segnale che i giochi erano fatti era stata la conclusione del lungo vertice pomeridiano, prima fra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, poi con l’arrivo a Montecitorio dello stesso Conte. Vertice concluso con una laconica nota dei due leader di M5S e Lega: “Ci sono tutte le condizioni per un governo politico M5S Lega”. Si è trattato di un vero compromesso, perché l’economista Paolo Savona sarà ministro, come chiesto dalla Lega, ma dopo lo stop del capo dello Stato ripiega sulla poltrona meno importante degli Affari europei. A via XX settembre andrà un altro tecnico: Giovanni Tria, economista, docente a Tor Vergata, che fonti parlamentari forse interessate segnalano come “scelto da Savona”, mentre da osservatori di opposizione viene indicato come ministro “di Berlusconi”, in particolare visto il suo rapporto con Renato Brunetta. Agli Esteri, a rassicurare alleati e istituzioni europee, Enzo Moavero Milanesi, già ministro agli Affari europei dell’esecutivo tecnico guidato da Mario Monti e poi, nello stesso ruolo, con Enrico Letta. I due leader di partito avranno i ministeri previsti, Salvini l’Interno, Di Maio il Welfare e lo Sviiluppo economico. Ma a puntellare la figura del premier novizio della politica, rivestiranno anche il ruolo di vicepremier in tandem. Sottosegretario alla presidenza l’esperto e stimato (anche al Quirinale) leghista Giancarlo Giorgetti. Dunque ora il cambiamento.