Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Missione dei militari italiani in Niger ad alto rischio.

di Lorenzo Peluso.

Parte con difficoltà la missione dei militari italiani in Niger. Secondo quanto riferisce l’emittente Radio France Internationale, che cita le dichiarazioni di diverse fonti anonime interne al governo di Niamey, le autorità del paese africano hanno già informato il governo italiano di non essere d’accordo con tale missione. Il Niger insomma non è stato informato ufficialmente dall’Italia riguardo la prossima missione militare nel paese africano, il cui governo ha appreso del dispiegamento del contingente italiano da un lancio dell’agenzia di stampa Afp. “Non siamo stati consultati né informati”, ha detto una fonte del governo nigerino a Radio France Internationale, “siamo rimasti sorpresi”. “Abbiamo detto agli italiani attraverso il nostro ministro degli esteri che non siamo d’accordo”, ha aggiunto un’altra fonte dell’amministrazione di Niamey. Angelino Alfano, il ministro degli Esteri italiano, ha visitato il Niger dal 3 al 5 gennaio di quest’anno, incontrando il suo omologo nigerino, Ibrahim Yacouba, e il presidente del paese, Mahamadou Issoufou, in occasione dell’inaugurazione della prima ambasciata d’Italia nel paese africano e nell’intera regione del Sahel. Secondo il governo, l’invio di soldati in Niger serve a “rafforzare le misure di sicurezza sul territorio, i confini del paese africano e a sostenere le forze di polizia locale”. L’intervento italiano sarà inquadrato nella più ampia operazione euro-africana varata al vertice di Celle Saint Claud dal presidente francese Emmanuel Macron ma che non ha ancora raggiunto i 423 milioni di euro di finanziamenti necessari. La Ue ne stanzierà 50 come gli Usa e i 5 Paesi africani coinvolti (Mali, Burkina Faso, Mauritania, Niger e Ciad), 8 la Francia, 100 i sauditi e 30 gli Emirati arabi uniti che sostengono il contrasto ai jihadisti del Sahel sostenuti dal rivale Qatar. La presenza dei contingenti tedeschi, italiani, spagnoli e belgi, alleggerire gli organici dell’operazione Barkhane dei soldati francesi che da quattro anni combattono i jihadisti nel Sahel. Macron potrà quindi ridurre l’impegno nazionale (4mila uomini con oltre 500 veicoli e più di 30 velivoli) pur mantenendo il comando delle operazioni nelle ex colonie francesi. Un’operazione a favor di Francia, verrebbe da dire.