Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Migranti, fondi bloccati per la Sprar di Caserta, Mimma D’Amico: “Dal Viminale schiaffo alla città”

redazione

Dai fondi Sprar per 660mila euro “incomprensibilmente” bloccati al Ministero dell’Interno, alla sede che ancora manca dopo il sequestro della magistratura. Sono tempi difficili per il Centro sociale Ex Canapificio di Caserta, che nella città capoluogo gestisce il progetto Sprar (scade a fine 2019), il sistema di protezione e accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati che fino al 2018 il Viminale considerava modello di inclusione sociale, tanto da erogare dei premi in denaro al Centro sociale. “Mentre tutti i Comuni italiani che hanno attivi progetti Sprar sono stati pagati entro il marzo 2019, noi ancora spettiamo il saldo finale dell’anno 2018 pari a 660mila euro; ovviamente abbiamo debiti con le banche che ci hanno anticipato i soldi. Temiamo dunque che la prima tranche di quest’anno, di oltre 600mila euro, il cui pagamento è previsto per giugno, quando arriverà servirà a poco” spiega la responsabile del Centro sociale Mimma D’Amico nel corso di una conferenza stampa tenuta sotto i porticati del Comune di Caserta, essendo la sede dell’associazione sotto sequestro da marzo per criticità strutturali. Ma gli attivisti non si occupano solo di migranti, ma anche delle fasce più povere della popolazione, con sportelli di sostegno al reddito, scuole di italiano e informatica, il progetto Piedibus, che prevede l’accompagnamento a piedi dei bimbi a scuola da parte di richiedenti asilo. E in questi due mesi, senza sede, hanno tenuto le proprie attività per strada, quando il meteo lo permetteva, o presso altre associazioni che hanno prestato le proprie strutture. “Ma ora siamo stanchi” dice la D’Amico; l’associazione ha ottenuto dalla Regione, proprietaria del capannone sotto sequestro che una volta era un canapificio – da qui il nome del centro sociale – di poter provvisoriamente sistemare gli uffici in un capannone attiguo, che va solo ripulito; per questo venerdì 24 maggio ci sarà un corteo che entrerà nel capannone proprio per dare una prima sistemazione, in attesa che la Regione inizi la messa in sicurezza del capannone ex canapificio. Ma intanto incombe la questione dei fondi per lo Sprar, che a Caserta riguarda circa 200 immigrati, ma che costituisce anche un’opportunità economica per un indotto di aziende che sopravvive proprio grazie a tali fondi. La D’Amico parla di “schiaffo del Viminale a Caserta e alla sua cittadinanza”; in effetti nei mesi scorsi il ministro Salvini non ha lesinato parole al vetriolo verso il centro sociale Ex Canapificio. Mario Infante rappresenta una rete di 6 piccole aziende agricole del territorio, dislocate a Sant’Agata dei Goti, Acerra, Alvignano, che forniscono la verdura e la frutta allo Sprar, e che da due mesi, causa blocco dei fondi, non vengono pagate. “L’ex Canapificio si è rivolto a noi invece di andare alla grande distribuzione, e così ci ha salvato” spiega Infante. Non vengono pagati da tre mesi i fitti degli appartamenti che ospitano i migranti, alcune attività non vengono fatte. “E pensare – dice il rup (responsabile unico progetto, ndr) Matteo Palmisani, funzionario del Comune di Caserta – che il Viminale ci ha premiato, come Comune in cui lo Sprar funziona in modo virtuoso, con due bonus da 150mila euro, che il Centro sociale è riuscito a far destinare dall’amministrazione ai buoni libri delle famiglie casertane bisognose”. Presenti oggi alla conferenza stampa la Caritas e numerose associazioni di cittadini, secondo cui “se chiude il Centro ex Canapificio, chiude la città”.