Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Migranti – La disperazione dei rifugiati bloccati a Nauru

redazione

Tra i rifugiati e richiedenti asilo bloccati sull’isola di Nauru e assistiti nel corso degli ultimi 11 mesi da Medici senza Frontiere, il 60% ha avuto pensieri suicidi, il 30% ha tentato di uccidersi, compresi bambini di 9 anni. Dodici i casi di “sindrome da rassegnazione”, rara condizione psichiatrica che lascia le persone in stato semicomatoso, incapaci perfino di mangiare o bere. Una situazione di sofferenza psicologica tra le più gravi mai osservate da MSF in tutto il mondo. Lo dice il rapporto medico “Disperazione senza fine” che mostra l’impatto sulla salute mentale di rifugiati e richiedenti asilo a Nauru, a causa delle politiche migratorie australiane di confinamento indefinito sull’isola. MSF ribadisce con forza la propria richiesta al governo australiano di porre fine a queste politiche e di evacuare immediatamente da Nauru tutti i rifugiati e richiedenti asilo – uomini, donne e bambini – per evitare un ulteriore peggioramento della loro salute. Tra i 208 richiedenti asilo e rifugiati assistiti da MSF a Nauru, 124 (il 60%) hanno pensato di togliersi la vita e 63 (il 30%) hanno tentato il suicidio. A dodici pazienti, adulti e bambini, è stata diagnosticata la “sindrome da rassegnazione”, una rara condizione psichiatrica in cui le persone arrivano a uno stato semicomatoso, incapaci anche di mangiare o bere, e hanno bisogno di cure mediche per restare in vita. Sebbene tre quarti dei pazienti rifugiati e richiedenti asilo abbiano raccontato di aver vissuto eventi traumatici come guerre o detenzione prima di raggiungere Nauru, il rapporto di MSF mostra come siano le condizioni di vita sull’isola ad avere maggiormente danneggiato la loro salute mentale. Il 65% dei nostri pazienti tra richiedenti asilo e rifugiati sente di non avere più controllo sulla propria vita, e proprio questi pazienti sono risultati i più inclini a tentare il suicidio o a sviluppare condizioni psichiatriche gravi. Più di un terzo dei nostri pazienti richiedenti asilo e rifugiati è stato separato dai loro familiari stretti. Le persone separate dalla famiglia dopo che un parente era stato evacuato per ragioni mediche – tattica usata dal governo australiano per forzare la persona evacuata a tornare sull’isola – sono risultate per il 40% più inclini al suicidio. “Molti dei nostri pazienti hanno subito gravi traumi, ma sono le politiche australiane di confinamento indefinito sull’isola ad aver distrutto tutte le loro speranze per il futuro e devastato la loro salute mentale” dice Anna Morandi, coordinatrice MSF delle attività di promozione della salute sull’isola. “È disumano bloccare delle persone su un’isola, senza diritti, senza opportunità, senza poter ricevere cure per malattie gravi. È disumano essere costretti a pensare che l’unico modo per riavere la propria libertà sia morire”. In 11 mesi di attività a Nauru, Msf ha fornito servizi di salute mentale a 285 pazienti (157 donne e 128 uomini), tra cui il 73% erano rifugiati o richiedenti asilo bloccati sull’isola (rispettivamente 193 e 15), mentre il 22% erano originari di Nauru (63). In totale sono state fornite 1.526 consultazioni a rifugiati e richiedenti asilo e 591 a persone originarie di Nauru. I rifugiati e richiedenti asilo erano in gran parte iraniani (76%), seguiti da somali (5%) e Rohingya (3%). L’età media era di 32 anni, il 19% aveva meno di 18 anni, ma le équipe di MSF hanno assistito anche bambini di 9 anni con episodi di autolesionismo, pensieri suicidi o con già alle spalle tentativi di togliersi la vita. (Foto di Antonio Masiello)