Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Migranti, ecco le regole sui soccorsi e il porto sicuro

redazione

Il caso delle navi delle ong SeaWatch e SeaEye con le polemiche tra il ministro Salvini e il sindaco di Napoli De Magistris, che ha dato la propria disponibilità ad accogliere lo sbarco, ha riacceso il dibattito sulle competenze nazionali e la possibilità di interdire l’accesso alle proprie acque territoriali. Per l’Italia, il “place of safety” (l’obbligo dello sbarco in un luogo sicuro) è determinato dall’Autorità SAR, Centrale operativa della Guardia Costiera del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in coordinamento con il Ministero dell’Interno. E se esiste l’obbligo internazionale di prestare soccorso ai naufraghi e di assicurare loro un “luogo sicuro” – dettato dalla Convenzione di Amburgo – , ci sono anche norme nazionali, contenute nel Codice della navigazione, che consentono al ministero delle Infrastrutture di interdire l’accesso alle acque territoriali o ai porti italiani per specifiche ragioni tassative. Si tratta di motivi di ordine pubblico, sicurezza della navigazione e (ma non è questo il caso) di protezione dell’ambiente marino. Nella prima ipotesi il Mit agisce di concerto con il ministero dell’Interno, mentre nella seconda interviene direttamente su segnalazione della Guardia Costiera, a cui spetta la sorveglianza e il controllo. A dettare l’obbligo di prestare soccorso a chi si trova in mare in difficoltà è la Convenzione di Amburgo sulla ricerca e il salvataggio marittimo, un accordo internazionale finalizzato a tutelare la sicurezza della navigazione mercantile. L’intesa, denominata appunto SAR, è stata siglata il 27 aprile del 1979, ma l’Italia l’ha ratificata 10 anni dopo, nel 1989. Da quelle norme non deriva solo il dovere di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare: c’è anche l’obbligo, strettamente connesso al primo, di sbarcarli in un luogo sicuro, e che riguarda appunto il “place of safety”. Nell’ottica della Convenzione SAR, è “sicuro” il luogo in cui viene garantita la protezione fisica delle persone soccorse in mare. Ma l’accezione di sicurezza del luogo di sbarco diventa più ampia quando i naufraghi sono anche migranti: in questo caso entrano in gioco anche altri requisiti legati all’esigenza di attuare procedure amministrative connesse allo status di richiedente asilo delle persone soccorse.