Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Meraviglioso e maledetto Sud.

di Lorenzo Peluso.

Se solo si desse quel valore strategico che il Mediterraneo ha di suo, allora il Sud davvero potrebbe essere altro. Ma non è così. Il Sud infatti rimane sempre troppo lontano dai principali mercati dei paesi più sviluppati. Cosa manca al Sud? Mancano innanzitutto le infrastrutture. Poi manca anche quella determinazione sociale e culturale che stimola l’orgoglio di una terra e di un popolo che troppo spesso si lascia imbambolare da ricette confezionate al momento, ma solo per carpire il consenso. Direte, non è così. Ma i fatti dimostrano il contrario. Il populismo dilagante che mira a far guardare con attenzione il dito e non la luna, attecchisce con molta facilità dove, le condizioni culturali e sociali sono certamente più deboli.  Tutto questo, compresa la consueta ed abitudinaria concessione di un assistenzialismo smodato, oggi lo chiamano reddito di cittadinanza, non produce quello scatto d’orgoglio necessario a cambiare le sorti di una terra straordinaria. Il Sud rimane distante dalle aree economicamente più sviluppate. Non attrae investimenti se non quelli calati dall’alto e che fanno gola a coloro che hanno le capacità di poterle intercettare ben prima, che poi, come accade da troppo tempo, si lavano la bocca con i grandi progetti industriali che al sud, per storia consolidata, hanno prodotto solo cattedrali nel deserto. Il dissipare dei finanziamenti, accompagnati da irregolarità nelle erogazioni, aumentano i tempi di realizzazione delle opere pubbliche. Un esempio su tutti, l’aeroporto Salerno Costa d’Amalfi. Annunci, reiterati nel tempo, ma di fatto la struttura rimane un piccolo aeroporto da turismo, in provincia, che non decolla e non decollerà. Il tema ricorrente, nell’ultimo periodo è la firma di un decreto, che da quanto si sa, è sulla scrivania del Ministero da oltre tre anni. Ma resta li. Non sia mai che si possa concedere al governatore De Luca, ad un anno dalle elezioni regionali della Campania, di poter dire che finalmente si realizza l’allungamento della pista, che forse ci siamo davvero. No, è molto più semplice continuare a fare annuncia e magari, aspettare condizioni politiche diverse in Campania, per poi poter sventolare un provvedimento che sarà sempre troppo tardivo. Nel mentre il mondo viaggia alla velocità della luce. L’insufficienza infrastrutturale del Mezzogiorno di parecchio inferiore rispetto al resto dell’Italia e dei principali paesi europei, rimane un dramma evidente che non farà mai decollare il Sud. La Cina ha iniziato la sua invasione commerciale dell’Europa, eppure il porto di riferimento per la nuova Via della Seta è Trieste. Non Gioia Tauro, non Salerno ne Napoli. La minore dotazione infrastrutturale è chiarissima a chi da fuori guarda al nostro Paese come un’opportunità. Eppure, se si analizzano gli investimenti annunciati, di certo non si può parlare di carenza di spesa pubblica per il Sud. Ma sono solo annunci ai quali si aggiunge una evidente mancanza di programmazione e monitoraggio da parte delle amministrazioni centrali e locali che di certo favoriscono una scarsa concorrenza e trasparenza del mercato delle opere pubbliche. Questo conviene, sia chiaro, non alla gente comune, ma di certo conviene. Perché puntare sul nord del paese per gli investitori esteri? Semplice, il differenziale di produttività, le carenze socio-istituzionali e politiche economiche sono assolutamente evidenti. Ecco perché occorre uno scatto d’orgoglio al Sud, perché se non ci credono le genti del Sud al potenziale che il bacino del Mediterraneo offre, al Sud, allora di cosa possiamo parlare. La questione però non lascia indenne il resto del paese che è chiaro, così com’è mostra tutta la necessità di recuperare competitività ed efficienza. Il prezzo di un Sud lento e sottosviluppato lo paga l’Italia che non potrà mai reggere il passo con gli altri principali paesi europei. Se tutto però ruota intorno al reddito di cittadinanza, alla possibilità di andare in pensione prima, se è qui che concentriamo la spesa piuttosto che promuovere l’infrastruttura di una parte del paese dove non ci sono neppure le ferrovie, allora è chiaro che questo paese avrà sempre bisogno di un luogo dove la gente dovrà solo continuare a votare, per questo o per quell’altro, che di volta in volta, sapranno parlare alla pancia, di certo non alla mente che con il tempo si atrofizza.