Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Mena Mangal ed il coraggio delle donne afghane.

di Lorenzo Peluso.

La lezione più importante che ho imparato in questi anni di viaggi in Afghanistan è certo che nella vita ci vuole coraggio, sempre. Una lezione impartita dal silenzio dei gesti e delle azioni quotidiane, compiute da chi di coraggio ne deve avere molto, senza esternarlo, per il solo scopo di poter cambiare il mondo. Avere coraggio spesso significa, restare, continuare sulla propria strada, sopportare, resistere, insistere anche. Mena Mangal ne aveva di coraggio, troppo forse. Lo scorso 11 maggio è stata uccisa in pieno giorno, in un luogo pubblico a Kabul. L’ennesimo atto di violenza cieca contro l’informazione e le donne, in un Paese che vive sulla lama del rasoio, ogni giorno. Una nuova intimidazione verso coloro che con coraggio lottano per la libertà ed i diritti, anche quello di informare. Sono 15 i giornalisti uccisi nel 2018 in Afghanistan, e non dobbiamo dimenticarlo. Mena era impegnata in una battaglia culturale per la parità di genere di cui si era fatta portavoce. I diritti negati per le donne afghane, il diritto di ribellarsi ai matrimoni forzati, a poter studiare a reagire agli abusi quotidiani. Mena Mangal è morta a soli 30 anni sotto i colpi esplosi da uno o più uomini armati mentre stava per andare al lavoro nella zona sud orientale di Kabul. Il suo impegno era passato dagli schermi televisivi, da Tolo TV, la più grande emittente privata del paese, per poi approdare a Shamshad TV, fino ad essere poi consulente della Camera bassa del Parlamento per la commissione culturale. Reporter e  conduttrice tv, aveva ricevuto numerose minacce di morte sui suoi profili social da parte di utenti anonimi. Il suo coraggio però non le consentiva di arrendersi. “Mi hanno insultato, ricoperto di fango. E ora vogliono uccidermi. Ma io non mi fermo”, scriveva su Facebook giusto pochi giorni prima di venire uccisa barbaramente sulla porta di casa. Chi porterà avanti ora le sue battaglie? Quanta strada ancora occorre percorrere per sensibilizzare la coscienza critica degli afghani? L’intimidazione al mondo dell’informazione afghano fermerà forse quel necessario processo di liberazione del paese dall’integralismo islamico? Ci vuole coraggio, questo è certo. Ci vuole coraggio a resistere e continuare a portare in piazza ad alta voce la battaglia culturale per i diritti delle donne  nel Paese considerato uno dei peggiori al mondo in cui essere donna. Mena conosceva il dolore dell’essere donna in Afghanistan. Sposa bambina aveva lottato fino al 2017 quando riuscì finalmente a divorziare dopo un lungo processo. Nessuno finora ha rivendicato la sua uccisione, ci vuole coraggio anche ad attribuirsi la morte di questa donna giornalista, comunque gli inquirenti non escludono alcuna pista. Dei talebani o dell’Isis, il paese continua a vivere nella speranza che presto si possa trovare il colpevole.