Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Mediterraneo: 116 specie diverse di animali marini hanno ingerito plastica

di Francesco Pacchiano.

Nel Mediterraneo, almeno 116 specie diverse di animali marini  hanno ingerito plastica (l’ingestione è il principale effetto noto della plastica in mare). È questo uno dei risultati, a dire il vero poco confortante, dello studio scientifico, a cui hanno partecipato anche i ricercatori dell’Ispra, incluso nel libro “Plastics in the Aquatic Environment – Current Status and Challenges” pubblicato dalla Springer Nature. Di queste 116 specie, il 59% di queste sono pesci ossei, inclusi quelli di interesse commerciale come sardine, triglie, orate, merluzzi, acciughe, tonni, scampi, gamberi rossi; il restante 41% è costituito da altri animali marini come mammiferi, crostacei, molluschi, meduse, tartarughe, uccelli. Come se non bastasse, oltre alla presenza di plastica nello stomaco dei pesci, accade anche che buste e bottigliette diventino vettore di trasporto o ambiente di vita per diverse specie. Sono state rintracciate, infatti, 168 categorie di organismi marini trasportati da oggetti galleggianti (principalmente di plastica), anche in ambienti in cui non erano stati rintracciati prima; tra questi, ci sono anche batteri patogeni che possono causare malattie nei pesci che li ingeriscono. Gli organismi più comuni trasportati dai rifiuti marini sono gli artropodi (crostacei) e gli Cnidari (gorgonie, coralli). I rifiuti marini, in particolare lenze e reti da pesca, possono inoltre distruggere, ferire e soffocare colonie di coralli e gorgonie anche in ambienti molto profondi e remoti. Almeno 44 specie marine sono soggette ad intrappolamento nella plastica, in particolare reti da pesca. L’intrappolamento spesso determina la morte per affogamento, strangolamento o denutrizione, soprattutto per i mammiferi marini; la tartaruga marina Caretta caretta è la specie mediterranea più soggetta ad intrappolamento ed è anche una delle principali specie del Mediterraneo note per ingerire plastica (le prime evidenze di ingestione di rifiuti da parte della Caretta risalgono a metà anni ’80): è infatti stata identificata come specie indicatrice dell’ingestione di rifiuti nell’ambito della Strategia Marina. Sono diverse le specie che risultano compromesse dai rifiuti marini, come ad esempio il corallo rosso, il tonno rosso, lo spinarolo e il capodoglio. Ogni anno almeno 8 milioni di tonnellate finiscono negli oceani del mondo. La plastica raggiunge il mare a causa di una cattiva gestione dei rifiuti, ma anche per la sovrapproduzione di imballaggi e prodotti monouso che vengono messi in circolazione dall’industria alimentare e non solo. Per limitare i danni, l’Unione europea ha approvato una direttiva contro la plastica monouso, che rappresenta una delle principali tipologie di plastica trovate nel Mediterraneo. Dallo studio emergono chiaramente gli effetti diffusi dei rifiuti marini, e in particolare della plastica, sugli organismi marini del Mediterraneo, mentre, al contrario, non ci sono evidenze scientifiche di effetti negativi dell’ingestione di microplastiche nei pesci, né tantomeno del trasferimento delle microplastiche fino all’uomo.