Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Medio Oriente in bilico. Hezbollah nel mirino.

di Lorenzo Peluso.

donne in libano ok

Beirut – Sempre, in costante evoluzione, la questione mediorientale ora investe nuovamente il Libano. L’annuncio a sorpresa da parte del primo ministro libanese Saad Hariri  delle sue dimissioni, apre una fase nuova e molo complessa per l’intera area. Non si sono fatte attendere una serie di accuse trasversali all’indirizzo di Hezbollah, ritenuto da molti, l’elemento destabilizzante della politica libanese. In realtà, a rendere la situazione ancor più complessa sono state le parole dello stesso leader dimissionario Saad Hariri che nel discorso televisivo trasmesso dalla tv satellitare Al-Arabiya, ha parlato di “atmosfera simile” a quella che regnava prima dell’assassinio del padre ed ex primo ministro Rafik, nel 2005. Insomma, senza mezzi termini Haririri ha detto di temere un complotto che mirerebbe ad eliminarlo. Parole che sono state immediatamente incalzate dal premier israeliano: “Hezbollah ha preso il controllo del paese. Questo significa che l’Iran che li sostiene ha preso il controllo del Libano. È il tentativo di Teheran di controllare il medioriente, di dominarlo e soggiogarlo. Israeliani ed arabi dovrebbero essere d’accordo in una cosa: dobbiamo fare attenzione e fermare il progetto iraniano”. Insomma, ancora una volta Hezbollah, il partito di Dio? la questione è complessa. Intanto il leader Hezbollah, Hassan Nasrallah, da una località segreta ha detto in diretta tv. “Noi non c’entriamo. È chiaro che le sue dimissioni sono state una decisione saudita, una decisione che è stata imposta. Non era infatti sua intenzione farlo”. La chiara dimostrazione di come la situazione può evolversi rapidamente anche verso la destabilizzazione dell’intera area. Lo scontro in atto tra Iran ed Arabia saudita quindi rischia di trovare un focolaio acceso a Beirut. In realtà le parole del Hariri hanno velatamente fatto riferimento ad Iran e Hezbollah, il Partito sciita libanese con cui Hariri ha sinora governato. Un messaggio che giunge direttamente a Riad, quasi come una esplicita richiesta di aiuto, grande protettore di Hariri e dei sunniti libanesi. Insomma il Libano rimane una pedina fondamentale in un gioco molto più grande. Beirut resta sempre il nodo strategico su cui in tanti vogliono mettere le mani. Grande assente, almeno al momento, è la diplomazia europea che ancora non si è espressa a riguardo. Anche questo un segnale che la situazione è sull’orlo di una crisi di nervi, internazionale.