Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Matteo Orfini, il prodotto mal riuscito di Massimo D’Alema

di Lorenzo Peluso

Ha il piglio del saccente. Per certi versi risulta anche antipatico con quell’atteggiamento del “so tutto io”. Matteo Orfini, uno di quelli che ha reso insopportabile il Pd a molti italiani. Eletto alla Camera dei deputati nel 2013, secondo le statistiche Openpolis è uno di quelli che il parlamentare lo fa a mezzo servizio. Presente in aula per il 50% delle sedute. In poco più di tre anni ha presentato solo due disegni di legge; tre interrogazioni e tredici emendamenti. Insomma davvero poco. Molto poco per uno stipendio da parlamentare. Eppure da un giovane, uno dei rottamatori della vecchia politica ci si aspetta molto di più. Nato a a Roma il 30 agosto del 1974 è l’attuale presidente del Partito Democratico. Uno di quei giovani che la crisi ed i problemi li ha conosciuti poco. Figlio del produttore cinematografico Mario Orfini, ha iniziato a fare politica durante gli anni del Liceo Classico Mamiani di Roma. Arrivano anche gli anni dell’Università, voleva fare l’archeologo, ma non si è mai laureato. Insomma, uno che vive di politica, senza un mestiere. Per quattro anni segretario del Circolo PD Mazzini del quartiere romano di Prati. Stretto collaboratore e portavoce di Massimo D’Alema, durante il periodo di permanenza del dirigente politico al Parlamento europeo è stato anche responsabile delle relazioni istituzionali della Fondazione Italianieuropei e nella segreteria nazionale, sotto la segreteria Bersani, anche responsabile cultura ed informazione. Proclamato deputato della Camera il 5 marzo del 2013, è diventato membro della VII Commissione (Cultura, scienza ed istruzione) e successivamente fa parte della Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. Il 14 giugno del 2014 è stato eletto Presidente dell’Assemblea Nazionale del Pd ed il 4 dicembre del 2014, in seguito allo scandalo della cosiddetta Mafia Capitale, è stato nominato da Matteo Renzi commissario straordinario del Partito Democratico romano. Insomma uno che degli scandali romani, dei furbetti che ruotano intorno al Campidoglio, qualche cosa ne dovrebbe sapere. Insomma, uno di quei politici che anche secondo il suo maestro, Massimo D’Alema, è venuto su non come ci si aspettava. «Sono pronto all’autocritica: diciamo che l’ho allevato male… affermava qualche tempo addietro D’Alema.