Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Mancata sicurezza sul lavoro, Manager colpevoli di omicidio volontario.

di Maria Antonietta Aquino

Giro di vite sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro: i responsabili devono investire per la salute dei lavoratori, pena l’accusa di omicidio.
Investire nella sicurezza sui luoghi di lavoro dovrebbe essere una logica conseguenza della responsabilità che un manager si assume nel dirigere un’azienda. Putroppo non sempre è così e i fatti di cronaca, recentemente tornati di attualità, ne sono una prova. L’ultima sentenza che ha decretato per l’amministratore delegato della ThyssenKruppla colpa di omicidio volontario con il massimo della pena (16 anni di reclusione) figura come un duro monito a chi prende sotto gamba queste delicate questioni. L’Amministratore delegato si è reso colpevole di aver aver scelto consapevolmente di non investire in sicurezza, con la complicità degli altri dirigenti che sono stati condannati per omicidio colposo, con pene che vanno dai dieci ai tredici anni e mezzo. Non occuparsi o non preoccuparsi a sufficienza della sicurezza dei propri dipendenti sui luoghi di lavoro non costituisce un risparmio per la propria organizzazione, al contrario può costare molto caro e il prezzo più alto che si rischia di pagare è la morte. Dirigenti, manager e amministratori inadempienti vengono considerati direttamente responsabili dieventuali incidenti, anche se non hanno materialmente ucciso nessuno. Questo perché con il proprio comportamento è come se accettassero l’eventualità che possa succedere qualcosa, anche di molto grave. È indispensabile che vengano predisposte adeguate misure di sicurezzanegli impianti anche qualora si stia predisponendo la loro chiusura o il loro trasferimento. Non può essere concessa nessuna distrazione, non si può abbassare la guardia, se a pagarne le spese sono le persone che in quelle strutture ci lavorano fino all’ultimo giorno di loro impiego. Non può e non deve essere considerato uno spreco e il fatto che la struttura sia in dismissione non può essere una scusante per mettere a rischio la salute dei lavoratori. Sono ancora troppe le cosidette "morti bianche" causate dalla percezione da parte di chi si occupa di contabilità che sia inutile pagare per qualcosa che non è mai successo e che si pensa non possa mai accadere, soprattutto nel breve periodo. Ma gli incidenti si considerano tali perché imprevedibili. Per non parlare del numero di infortuni invalidanti che si verificano ogni anno e del gran numero di malattie professionali dovute alla non corretta gestione aziendale. Si spera che la sentenza della Corte nei confronti dei dirigenti della ThyssenKrupp, la più severa mai decretata in cause per incidenti sul lavoro, sia un insegnamento per il futuro, per cambiare questa metalità, perché non si verifichino più tragedie simili e perché non si scenda più a compromessi sull’integrità della vita umana.