Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’uomo non impara, si adegua.

di Lorenzo Peluso.

Eppure tutti invocano al “mai più” quando la memoria storica ci riporta alla mente la tragedia delle deportazioni. Lo si fa con il massimo del rispetto per il popolo ebraico e per tutti coloro che hanno subito sulla propria pelle l’orrore dell’uomo verso l’altro uomo. Ma la storia assume il contorno del mero punto di vista se poi, ad anni di distanza, per certi versi si ripete con protagonisti diversi, certo, ma con azioni e decisioni che si perpetrano e si rinnovano con la stessa semplice crudeltà. Accade in Israele. Rispettando la sua promessa elettorale di “cacciare gli inflitrati”, il premier israeliano Netanyahu ha dato il via libera al piano per l’espulsione di 38.000 persone, in gran parte eritrei e sudanesi privi del visto di soggiorno. A ciascuno di loro è stato notificato un “invito” a lasciare il paese entro il mese di aprile, accettando una somma di denaro e facendosi imbarcare su un volo con destinazione un paese ignoto dell’Africa. La notifica precisa che trascorso il termine, chi non avrà lasciato Israele potrà venire rinchiuso in carcere a tempo indeterminato. la comunità internazionale, gli osservatori, hanno definito questo  programma, un Piano di deportazione. termine questo che riporta alla mente orrore e morte. In realtà il Piano di  Netanyahu ha diviso le forze politiche israeliane e sollevato le reazioni negative di molte personalità, tra cui diplomatici, giornalisti, docenti universitari, e anche delle associazioni degli industriali e dei commercianti. Proprio questi ultimi si sono spinti a sottolineare che “la improvvisa partenza di una manodopera di importanza critica per il funzionamento di alberghi, ristoranti ed ospizi rischierebbe di aver ripercussioni nocive per la economia del paese”. Insomma, nessun pensiero, nessuna critica sul fronte umanitario, sul piano del rispetto degli uomini e delle persone, ma una levata di scudi per gli effetti economici sul Paese. In verità qualche critica a Netanyahu è arrivata, per fortuna mi verrebbe da dire, da qualche sopravvissuto all’Olocausto, che ha chiesto di fermare quello che può essere definito come “una violazione etica che farebbe del male a Israele”. Per essere sinceri, ben poca roba. Gli stessi sopravvissuti al genocidio ebraico ed alla deportazione hanno anche evidenziato che: “è triste che un paese come Israele metta in vendita gli africani, anche quelli che chiedono asilo”. Quanta tristezza e quanta superficialità. L’uomo non impara, si adegua.