Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Lucania e Vallo di Diano dicono NO al petrolio.

redazione

Padula (SA) – Dal Convegno che si è tenuto ieri a Padula sull’alternativa verde al petrolio, nasce un documento condiviso per la salvaguardia del territorio. Il territorio del Vallo di Diano e dell’Appennino Lucano rappresentano uno straordinario bacino di biodiversità; all’interno di tale area, sono presenti: il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni (Sito UNESCO, Patrimonio Mondiale dell’Umanità, Riserva Biosfera e Geoparco); il Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, Val d’Agri e Lagonegrese; la Riserva Naturale Foce Sele – Tanagro; le Foreste Demaniali Regionali: Mandria, Cuponi e Cerreta Cognoli; i Siti di Interesse Comunitario (SIC): Balze di Teggiano, Lago Cessuta e dintorni, Montagne di Casalbuono, Monti Cervati, Centaurino e montagne di Laurino, Monte Motola, Monti della Maddalena, Fiume Tanagro e Sele, Monti Alburni; le Zone a Protezione Speciale (ZPS): Monte Cervati e dintorni, Alburni.  Il Vallo di Diano è inoltre sito di nidificazione della Cicogna Bianca (Ciconia Ciconia) dal 1996. Il fiume Tanagro fa parte della “core area” della distribuzione della lontra in Italia e che  il Vallo di Diano rappresenta, per la lontra, un’importante area di connessione tra i bacini idrografici della Campania meridionale e della Basilicata . Nella zona insistono ulteriori singolarità di pregio ambientale e naturale quali: le Grotte di Pertosa e Auletta, la “Valle delle Orchidee”, l’Abete Bianco, la Betulla, il Ginepro, il Giglio di montagna, le aree palustri con la presenza del Gracchio Corallino, gli Acquiferi carbonatici dei Monti della Maddalena che costituiscono il serbatoio naturale delle Acque termali di Montesano sulla Marcellana. L’importanza dell’area assume una valenza internazionale attraverso siti che hanno ottenuto l’identificazione di “Patrimonio dell’Umanità UNESCO”, quali la Certosa di San Lorenzo a Padula ed il Centro Storico di Teggiano, nonché quello immateriale della “dieta mediterranea”. Inoltre il sistema idrogeologico dei monti della Maddalena alimenta sorgenti per 4000 litri al secondo sia in Campania che in Basilicata;  le acque del fiume Tanagro affluiscono all’oasi di Persano dalla quale è garantita l’irrigazione dell’intera piana del Sele; e i permessi di ricerca Pignola, La Cerasa e Monte Cavallo rientrano nell’ambito del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano. Per tutte queste caratteristiche il territorio è stato oggetto di una naturale strategia di sviluppo incentrata negli anni sulla valorizzazione produttiva della risorsa ambientale per la quale ha beneficiato di ingenti risorse finanziarie volte ad incentivare investimenti imprenditoriali ed opere infrastrutturali, strategiche ai fini dello sviluppo locale che si è ritenuto dover orientare verso l’ambiente e le caratteristiche del territorio. Nella Strategia Nazionale Aree Interne, per la quale il territorio è stato designato come seconda area pilota della Regione Campania: “Il Vallo di Diano: città montana della biodiversità”, si è ancor di più rafforzata tale identità. Eppure, nonostante ciò proprio in quest’area è  ricompreso il perimetro dell’istanza di permesso di ricerca idrocarburi “Monte Cavallo” presentata da Shell Italia E&P.  L’area di cui al permesso è inoltre per intero Area Contigua del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano ed Alburni, ove ai sensi dell’art. 32 della legge quadro sulle Aree naturali Protette “occorre intervenire per assicurare la conservazione dei valori delle aree protette stesse”. Le norme di attuazione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale sanciscono inoltre il divieto assoluto di effettuare sondaggi ed eventuali estrazioni di idrocarburi. Tutto questo risulta in netto contrasto, incoerente ed incompatibile con la richiesta di estrazioni petrolifere in questa stessa “Area Interna”. Alla luce di tutte le peculiarità del territorio, da 20 anni si manifesta all’unanimità parere negativo in merito alle trivellazioni del Monte Cavallo che, di conseguenza, non sono mai state messe in atto. Inoltre occorre considerare che il territorio in questione ha un grado massimo di sismicità che caratterizza l’area. Queste le motivazioni alla base della firma del documento sottoscritto da amministratori locali ed associazioni ambientali ieri a Padula nel ribadire fermamente: il NO al petrolio, ribadendo che  la questione non riguarda solo i Comuni individuati per i sondaggi ma il Vallo tutto, certo che qualsiasi effetto lesivo, ambientale e socio-economico ricadrebbe sull’intero territorio. Il NO in virtù del fatto che PETROLIO non è sinonimo di SVILUPPO, ma potrebbe diventare sinonimo di SPOPOLAMENTO, INQUINAMENTO, DETURPAZIONE di un territorio ricco di storia, natura e tradizioni. UnNO alla violenza che sarebbe perpetuata nei confronti di una terra e della sua gente. I sottoscrittori del documento, infine invitano il Parlamento, nell’ambito della modifica della L. 394/92 attualmente in discussione alla Camera dei Deputati, a vietare senza possibilità di deroghe la ricerca e la coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi all’interno delle aree naturalistiche e delle loro aree contigue.