Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’oppio, i talebani, i Balcani e l’Afghanistan. Quello che non vogliamo capire.

di Lorenzo Peluso

Non è la prima volta che ne scrivo, ma spesso, ho l’impressione che questi temi, siano considerati poco e male dall’opinione pubblica occidentale, forse anche meno da quella italiana. Tuttavia, negli anni, ho maturato la convinzione che è necessario parlarne, conoscere vicende e fatti che accadono certamente in Paesi e luoghi distanti da noi altri, ma che continuano ad incidere sul nostro vivere quotidiano. La più grande ricchezza di un paese sconfinato come l’Afghanistan è la produzione di oppio.  basti pensare che nel 2017 sono stati coltivati 328.000 ettari di terreni agricoli, ad oppio. Questo fa dell’Afghanistan il maggiore produttore mondiale di oppio. Lo scorso anno ben oltre 263.000 ettari di coltivazioni ad oppio, in flessione certamente, a causa di una siccità devastante, ma sempre numeri da capogiro. L’Afghanistan da solo copre più dell’80% della produzione mondiale di eroina. Gli studi recenti di UNODC, l’agenzia ONU di lotta e contrasto alle droghe e alla criminalità organizzata, indicano la produzione di oppio in Afghanistan in continua espansione. Cresce del 70-80% all’anno. Fino a quale anno fa il regno dell’oppio era a sud, nella provincia di Helmand, da qualche tempo anche e più a nord. E’ l’effetto inevitabile della mancanza di controllo del territorio lasciato sempre più nelle mani dei talebani che agiscono indisturbati in vaste aree del paese. Va detto che è chiaro come i programmi ONU per convincere i contadini afghani a cambiare produzione sia sostanzialmente fallito. Avevamo provato anche noi italiani, nella provincia di Herat, ad investire risorse della difesa, non della cooperazione, per l’impianto di coltivazioni di zafferano, al posto dell’oppio, ma è durata poco. Insomma, in un Paese dove  la disoccupazione è in aumento, fortemente instabile dal punto politico, nulla è più remunerativo del papavero da oppio. Il traffico di eroina è la principale voce d’introito per le finanze dei talebani. Risulta fin troppo chiaro che se davvero i paesi occidentali lasceranno il paese, americani innanzitutto, la produzione di oppio è destinata ad un ulteriore aumento. La politica estera di Donald Trump in questo è miope, basti pensare che gli Stati Uniti hanno speso all’incirca 8,62 miliardi di dollari in attività anti-narcotici. Risorse spese inutilmente visto che l’Europa e gli Stati Uniti sono i mercati principali dell’oppio afghano, oltre 9mila tonnellate arrivano ogni anno a destinazione, senza considerare che circa il 30% della produzione viene fermato e sequestrato in Iran, ed un altro 20% in Turchia. Per quanto attiene l’Europa, così come ho documentato nel mio libro, As salamu Alaykum, la rotta più sicura e redditizia passa attraverso i Balcani. Il Kosovo, dove i sequestri sono nulli. Nei Balcani esiste anche un alto tasso di corruzione elevatissimo. Inoltre, secondo i dati dell’ UNODC, non solo vi è l’aumento esponenziale dei carichi di eroina verso l’Europa, ma soprattutto nei diversi sequestri effettuati, per ogni carico sequestrato ne passano almeno altri due o tre, si è notato che se prima i carichi erano di qualche chilo al massimo, ora sono oltre la tonnellata e sono carichi con eroina pura al 90%. Una qualità così alta, una volta “tagliata” aumenta lo smercio al dettaglio. Se davvero gli americani lasceranno l’Afghanistan e con essi la coalizione internazionale, così come successo per il nord della Siria, saranno i russi a prenderne il posto. Cosa cambierà per noi europei? Molto semplice: il traffico di eroina dall’Afghanistan, già ora per l’Europa, è affare soprattutto delle mafie russe, albanesi e africane. E’ stato stimato un valore complessivo, riferito al 2018 per quanto riguarda l’eroina di circa 28 miliardi di euro. Se la produzione cresce e la domanda anche, il prezzo cala. Vi è poi la questione delle rotte dell’eroina. Quel che è certo è che oltre la rotta russo- balcanica la droga arriva soprattutto dai porti del Nord Europa. Olanda in particolare. Da qui utilizzando il traffico merci su gomma viaggia verso i Balcani per essere raffinata per poi tornare indietro, sempre su gomma, verso la Germania, l’Olanda, la Gran Bretagna e l’Italia. Per l’Italia non è la n’drangheta a gestire il mercato dell’eroina, infatti i calabresi si sono specializzati sulla cocaina, lasciando alla camorra ed alla mafia russa e nigeriana il traffico di eroina. Ecco, questa la fotografia di cosa ruota intorno al mercato dell’oppio che si produce in Afghanistan. Spiegato forse perché la stabilizzazione del paese non conviene, a molti, ma converrebbe a noi europei e soprattutto agli americani. Tuttavia la politica fa le sue scelte e noi le assecondiamo.