Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’oltraggio alle donne, alla loro intelligenza, alla loro dignità.

di Lorenzo Peluso

Credo vi sia un limite a tutto. Spesso poi la decenza lascia il passo alla stupidità. Credo possa essere questa la sintesi di ciò che è avvenuto lo scorso 8 marzo a Roma. Non credo di esagerare se l’unica parola che mi viene in mente è oltraggio. Fatto salvo il diritto di manifestare, di esprimersi, di rivendicare, credo però sia da “salvare” anche la dignità ed il rispetto per la storia, per i valori, per i simboli. Rispetto per la storia e per gli uomini. Per la vita e per il sacrificio estremo. Poi, se proprio ne vogliamo parlare, allora anche la rivendicazione di un diritto “sacrosanto” rispetto a determinati atteggiamenti, va a farsi friggere. Dunque, accade a Roma, lo scorso 8 marzo, giornata a tema: lo sciopero globale delle donne. «Se le nostre vite non contano, allora ci fermiamo». Circa 20.000 donne, ma anche uomini, partono dal Colosseo in corteo fino a piazza San Cosimato.  Tutto giusto, tutto legittimo. Poi però un manipolo di donne, quasi a sfidare il senso comune del pudore, arringando un diritto a poter fare tutto ciò che si vuole, si accinge a salire le gradinate dell’Altare della Patria e li, a pochi passi da dove riposano le spoglie di quel Figlio “Ignoto” di un Paese spesso ingrato, mostrano la loro “indipendenza”,  il loro solo valore, il loro intimo potere che evidentemente ritengono l’unica arma di minaccia o di “distrazione” di massa. Alcune in slip, altre così come madre natura le ha fatte, per dimostrare cosa? Una rivendicazione contro il patriarcato sull’Altare della Patria. Una rivendicazione del potere della vagina. Si, la vagina è un potere. Lo dimostrò forse Eva, poi nei secoli, quante guerre sono state combattute da uomini stupidi incantati da quel misterioso triangolo nascosto. Ma insomma, è ora di finirla per davvero. Siamo tutti assuefatti dal concedere a tutti ciò che è di tutti e così facendo perdiamo di vista non solo il rispetto per noi stessi ma soprattutto la dignità di un vivere civile. Certo che siamo tutti contro i femminicidi; certo che siamo tutti contro lo sfruttamento delle donne e contro la violenza di genere. Sono altrettanto certo che non è mostrando la propria vagina che si affermano le proprie libertà. La foto scattata sull’Altare della Patria lo scorso 8 marzo, pubblicata dal quotidiano il Manifesto, è un oltraggio, non al Milite Ignoto, non all’Altare della Patria, non alla Patria stessa. E’ un oltraggio alle donne, alla loro intelligenza, alla loro dignità.