Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Lo stallo della missione italiana in Niger.

di Lorenzo Peluso.

Una missione di cui si parla poco o nulla. Non trapelano informazioni sulla presenza di militari italiani in Niger. Quello che è certo, le fonti al momento sono solo i piani iniziali della missione italiana in Niger, così come approvata dal parlamento all’inizio dell’anno, il nostro paese dovrebbe impegnare circa 120 militari fino ad un massimo di 470 da dislocare entro la fine del 2018. Quel che in realtà sappiamo, da fonti locali, è che al momento in Niger i militari operativi sul posto sono una quarantina. Sistemati provvisoriamente nella base statunitense di Niamey, nei pressi dell’aeroporto. Insomma, la realtà è che al momento la situazione sembra essere in stallo. I militari italiani sono confinati nella base e tutto sarebbe frutto dell’atteggiamento poco collaborativo della Francia che viceversa ostacola la missione italiana. Uno stallo in realtà dettato dal governo locale che sotto la pressione francese si dice contrario al dispiegamento di militari italiani sul suo territorio. Fonti vicine alla Difesa, confermano però che nonostante lo stallo della missione, il governo M5s-Lega è intenzionato a confermare l’operazione. Il ministro Trenta, ma più in generale l’esecutivo, ritengono infatti strategica la presenza di militari italiani in Niger per attivare quel piano di controllo dei flussi migratori. Insomma, solo chi non vuole comprendere davvero, non percepisce la necessità di avere un controllo nell’area del Sahel. Da qui infatti quel che resta del Califfato prova e proverà a minacciare gli europei. Partono da qui i gruppi vicini all’Isis ad altri jihadista che credono davvero che la strategia del terrore occorre portarla in casa degli europei. Trafficanti di uomini che si mescolano con i disperati che solcano il Mediterraneo per approdare in Europa. Ecco la necessità di avere militari italiani in Niger. E’ qui infatti che si può e si deve contrastare il fenomeno migratorio che raccoglie le aspettative di vita di milioni di profughi che dall’Africa profonda, dalla Costa d’Avorio, dalla Nigeria dalla Somalia, dall’Eritrea, guardano all’Europa come la “terra promessa”. In questo, l’Europa ha ben compreso la portata del fenomeno. Non è un caso se Bruxelles si è già caricata dei costi che sono elevatissimi. Un miliardo di euro stanziato nel 2017 per piani di sviluppo in Niger da qui al 2020. A questi si aggiungono i corposi finanziamenti stanziati da Germania, Francia e Italia in modo autonomo. La politica del contenimento dei flussi adottata dall’Europa si inquadra nel più ampio piano di sovvenzioni che sono state concesse, oltre al Niger, anche alla Turchia che dovrebbe garantire il controllo sulla rotta balcanica. In realtà i trafficanti si adattano giorno dopo giorno agli impedimenti militari e dunque escogitano sempre nuove rotte. Il deserto però, per la sua sconfinata ed immensa vastità, al momento rimane un cono d’ombra dove tutto accade e dove,, più che in altre zone, è troppo semplice evitare il controllo dei soldati. Quanto accade poi, o vi è il pericolo che accada, basta abbandonano le persone nel deserto qui sarà il sole e la disidratazione ad eliminare il problema. In tutto questo dunque, rimane fondamentale il ruolo dell’Italia. Sul piano internazionale la credibilità del nostro Paese si misurerà anche sulle scelte del governo. L’annunciato  ridimensionamento delle missioni militari italiane all’estero, in Afghanistan ed Iraq al momento non può interessare il Sahel.