Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’Italia è il Paese dei voltagabbana. Non un luogo comune ma una prassi consolidata.

di Lorenzo Peluso.

Non esiste più davvero l’essenza della coerenza. Non esiste più, almeno in politica dove il nostro Paese, l’Italia, sembra essere davvero il Paese dei voltagabbana. Da questo punto di vista i dati raccolti da Openpolis sembrano essere molto chiari a riguardo.  In Parlamento, da inizio legislatura a fine giugno, ci sono stati 502 cambi di gruppo che hanno coinvolto 324 parlamentari, pari a oltre uno su tre: il 34,11% dell’aula. Sono passati poco più di 4 anni dalla elezioni politiche del 2013. In 51 mesi di legislatura ci sono stati 502 cambi di gruppo, circa 10 al mese . Un giro di valzer infinito che ha coinvolto 324 parlamentari, il 34,11% dell’aula. Negli ultimi giorni 4 cambi di casacca hanno ulteriormente movimentato l’aula. A Palazzo Madama il totale dei cambi sale a 227 con 133 senatori coinvolti, il 41,56% del Senato.  A Montecitorio salgono a 275 i cambi di gruppi, portati a termine da 191 deputati, il 30,32% dell’aula. I cambi di gruppo nella XVII legislatura (governi Letta, Renzi e Gentiloni) sono quasi il doppio rispetto a quelli della XVI. Dal 2008 al 2013 (durante i governi Berlusconi e Monti) si erano “fermati” a 261 (165 alla camera e 96 al Senato), circa 4,5 al mese. In totale furono coinvolti 180 parlamentari, 120 deputati e 60 senatori. Una delle conseguenze più negative di questa fase politica è il deterioramento della relazione fra cittadini e parlamentari. La generale sfiducia nei confronti delle istituzioni, che da anni caratterizza il nostro paese, è stata amplificata dal crescente numero di cambi di gruppo. Aumentati di oltre il 90% rispetto alla scorsa legislatura, hanno contribuito a rivoluzionare drasticamente quanto sancito dai cittadini durante le ultime elezioni del 2013. Le principali liste che sono entrate in Parlamento dopo le politiche sono fortemente cambiate. Il Popolo delle libertà si è diviso in Forza Italia e Alternativa popolare, Scelta civica per l’Italia ha eletti sparsi in Civici e innovatori, Democrazia solidale-Centro democratico, Scelta civica-Ala. Sinistra ecologia e libertà dalla coalizione “Italia.Bene comune” con il Pd è passata all’opposizione ed è ora protagonista della transizione in Sinistra Italiana in un’alleanza con Possibile. Fra le principali liste, solamente Partito democratico e Movimento 5 stelle sembrano essere relativamente intatte, ignorando (se possibile) la “scissione” dem che ha portato alla nascita di Art.1-Mdp e i tanti fuoriusciti dal Movimento 5 stelle. Anche Lega nord e Fratelli d’Italia, parlando di liste minori, hanno mantenuto la loro conformazione originale. Escludendo il gruppo Misto, alla camera solamente 4 gruppi su 11 sono una diretta emanazione di quanto sancito dopo le politiche 2013 (Pd, M5s, Ln e Fdi), e lo stesso discorso vale per il Senato (3 su 10, Pd, M5s e Ln). In un certo senso a causa dei cambi di gruppo, lo scenario politico creato grazie al coinvolgimento elettorale dei cittadini durante le elezioni, ora non esiste più. Nel Parlamento italiano si è creato un clima di crescente confusione politica. Un problema su tutti riguarda i nomi dei gruppi parlamentari, che nel corso della legislatura sono cambiati in continuazione. Quando gli “Alfaniani” sono usciti dal Popolo delle libertà il 18 novembre 2013 il gruppo si chiamava “Nuovo centrodestra“, a dicembre del 2014 è diventato “Area popolare (Ncd-Udc)”, a dicembre del 2016 è cambiato in “Area popolare-Ncd-Centristi per l’Italia”, a febbraio del 2017 in “Area popolare-Ncd-Centristi per l’Europa” e finalmente a marzo dello stesso anno in “Alternativa popolare-Centristi per l’Europa-Ncd”.  A favorire tutto questo di certo c’è l’articolo 67 della costituzione italiana che sancisce il diritto per gli eletti di esercitare le proprie funzioni senza vincolo di mandato. Un diritto che permette a deputati e senatori di agire liberamente, e che è alla base di una democrazia rappresentativa come la nostra.  È proprio l’articolo 67 che deve essere il punto di partenza per avviare una sana discussione di riforma dei regolamenti di Camera e Senato. Il lavoro svolto dalla giunta per il regolamento della camera da inizio legislatura conferma quanto il tema sia attuale e soprattutto già al centro del dibattito. Il fenomeno dei cambi di gruppo e la ricorrente nascita di mini gruppi e componenti devono direzionare la discussione per trovare soluzioni. Soluzioni che non sta a noi proporre (in quanto osservatori), ma ai politici trovare (in quanto decisori).