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L’Iran supera la produzione di uranio. Ora la situazione si complica.

redazione

La Repubblica Islamica iraniana ha annunciato  che entro 10 giorni supererà il tetto massimo di uranio a basso arricchimento che Teheran può tenere in riserva in base all’accordo sul programma nucleare (Jcpoa) siglato con le grandi potenze mondiali nell’estate del 2015 dal quale si sono ritirati gli Stati Uniti. Un annuncio che avviene proprio mentre Washington starebbe pensando di inviare nuove truppe nella zona del Golfo, seguito da Londra che ha messo in guardia Teheran dal venir meno dai suoi impegni nucleari. Nel maggio dello scorso anno l’amministrazione americana ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall’intesa e da allora Teheran chiede ai Paesi rimasti (Cina, Russia, Francia, Germania e Gran Bretagna) di trovare un modo per aggirare le sanzioni americane in ambito petrolifero e bancario, bilanciando così gli effetti delle sanzioni ripristinate dall’amministrazione di Donald Trump. Gli europei “o non vogliono fare qualcosa o non sono capaci di farla”, ha affermato il portavoce dell’Agenzia atomica Behrouz Kamalvandi. La mossa di Teheran arriva a pochi giorni dalle nuove tensioni con Washington per gli attacchi a due petroliere nel Golfo di Oman.

Kamalvandi ha dichiarato che entro il 27 giugno l’Iran sforerà i limiti imposto dall’accordo: “Abbiamo quadruplicato il ritmo di arricchimento – ha detto in diretta tv – e accelerato ancora la produzione, quindi in 10 giorni supereremo il limite consentito di 300 chili”. “Ma c’è ancora tempo, se i Paesi europei agiscono”, ha aggiunto. Sforare la soglia imposta dall’intesa per Kamalvandi è un “bisogno della nazione”. Secondo la sua spiegazione, l’Iran necessita di uranio arricchito al 5% per la sua centrale nucleare di Bushehr, porto nel sud del Paese, e fino al 20% per un reattore a Teheran a scopi di ricerca scientifica. Stando alle prescrizioni dell’accordo sul nucleare del 2015, invece, Teheran può produrre solo uranio a basso arricchimento, cioè entro il limite del 3,67% e le sue riserve non devono superare la soglia di 202,8 chilogrammi. Finora, la Repubblica islamica ha rispettato questi limiti e gli altri obblighi del Piano d’azione globale congiunto (Jcpoa). “Abbiamo aspettato un anno, era la nostra ‘pazienza strategica’”, ha detto Kamalvandi.  Sempre ieri, ricevendo il nuovo ambasciatore francese in Iran, il presidente Rohani ha intensificato il pressing sull’Ue: “La situazione attuale è molto delicata – ha detto come ha riportato l’agenzia Fars News – e alla Francia e all’Unione Europea restsa molto poco tempo per svolgere il loro ruolo storico per salvaguardare l’accordo nucleare”.

“Senza dubbio il crollo dell’intesa nucleare non sarà nell’interesse dell’Iran, della Francia, della regione e del mondo”, ha aggiunto il capo di Stato iraniano. Da parte sua, la Gran Bretagna ha annunciato che esaminerà tutte le opzioni disponibili se l’Iran violerà gli impegni assunti riguardo le sue attività nucleari, come ha detto oggi un portavoce del primo ministro uscente Theresa May. “Siamo stati chiari riguardo alla nostra preoccupazione per i piani iraniani di ridurre l’impegno per il JCPOA”, l’accordo sul programma nucleare di Teheran. “Se l’Iran dovesse smettere di rispettare i suoi impegni nucleari, esamineremo tutte le opzioni a nostra disposizione”, ha detto il portavoce ai giornalisti.