Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’Iran ha annunciato lo stop all’accordo sul nucleare.

di Lorenzo Peluso

L’Iran ha annunciato l’intenzione di cessare “alcuni impegni” sul suo accordo nucleare concordato nel 2015 insieme a Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Cina e Russia. L’accordo, noto formalmente come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), è il risultato di quasi due anni di tesi negoziati tra le potenze mondiali, ed è stato formulato per limitare la capacità dell’Iran di produrre armi nucleari. In parole povere, l’Iran accettava una serie di restrizioni al suo programma nucleare, che avrebbero impedito la creazione di armi nucleari, ma non l’alimentazione della rete energetica nazionale con l’energia nucleare. In cambio, il paese ha ottenuto la revoca di una serie di sanzioni economiche debilitanti, vedento sbloccarsi miliardi di dollari di beni, e ha ottenuto accesso al commercio internazionale del petrolio. L’annuncio dell’Iran di mercoledì è arrivato esattamente un anno dopo che gli Stati Uniti si sono ritirati dall’accordo, il che ha portato alla reintroduzione di sanzioni economiche. Queste sanzioni hanno avuto effetti devastanti sul Paese: l’economia è stata colpita, l’inflazione è quadruplicata, il commercio è stato colpito e i civili hanno partecipato a proteste diffuse. Un progetto congiunto di Regno Unito, Francia e Germania ha cercato di trovare una soluzione lanciando INSTEX, un meccanismo che permette alle aziende europee di aggirare il dollaro USA nel commercio con l’Iran. Ma nelle ultime settimane, la pressione da parte degli Stati Uniti è diventata più intensa. Proprio il mese scorso, l’amministrazione Trump ha ulteriormente limitato le entrate petrolifere dell’Iran ponendo fine alle esenzioni alle sanzioni. Ha anche designato il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche del paese – una fazione militare d’elite – come organizzazione terroristica. Domenica scorsa, gli Stati Uniti hanno annunciato di aver inviato una portaerei e una task force congiunta di bombardieri in Medio Oriente in risposta a “chiare indicazioni” che l’Iran stava progettando di effettuare attacchi contro le truppe americane in altre parti della regione. Il segretario alla difesa pro-tempore, Pat Shanahan, ha detto che la mossa è un “prudente riposizionamento strategico” in risposta a una “minaccia credibile” da parte dell’Iran. A seguito delle costanti pressioni degli Stati Uniti, il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif ha detto mercoledì che la decisione del paese di ridurre i propri impegni per l’accordo è stata presa “dopo un anno di pazienza”, aggiungendo che gli Stati Uniti hanno reso l’accordo “impossibile da continuare a rispettare”.