Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’inferno in terra nel cuore dell’Africa.

di Lorenzo Peluso.

La pietà qui non esiste. La compassione. Non esiste. nel silenzio assordante del mondo migliaia di persone continuano a perdere la vita. Nessuno mai ne saprà nulla. Forse nessuno mai vorrà neppure capire il perché. E’ il Burundi l’inferno in terra. Sono forse 2mila le vittime. Ma chi può dirlo. Dall’aprile 2015 crimini indicibili si consumano ogni giorno. Crimini contro l’umanità. Ora però, forse uno spiraglio. Dopo anni di silenzio, arriva il report di un’inchiesta delle Nazioni Unite che a Ginevra ha reso noto, in un rapporto di una trentina di pagine, l’orrore. La Commissione ha formalmente chiesto alla Corte Penale internazionale di aprire rapidamente un’inchiesta su quel che sta accadendo nel Paese. Crimini assurdi attribuibili anche a funzionari statali di alto livello, membri di polizia ed esercito, agenti dell’intelligence nazionale ed esponenti della lega giovanile del partito di governo. Un’accusa gravissima che la Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite ha formulato dopo anni di indagini e tentativi di insabbiamento. Un documento che è frutto della testimonianza diretta di circa 500 persone, testimoni delle violenze, scampati al genocidio. Burundesi fuggiti all’estero, rintracciati ed interrogati dai funzionari delle nazioni Unite. Tutto ha avuto inizio due anni fa quando nel Paese venne rieletto per il terzo mandato il presidente Pierre Nkurunziza. Un’elezione molto contestata dagli oppositori. Nkurunziza in realtà avrebbe violato il limite dei due mandati consecutivi stabiliti dalla Costituzione. Questo il motivo delle contestazioni e delle manifestazioni represse con violenza dal governo. Da allora però il Burundi sta vivendo una stagione di violenze inaudite. Si stimano circa 2.000 vittime. Almeno quattromila le persone costrette all’esilio. Fatsah Ouguergouz, presidente della Commissione d’inchiesta ONU, ha riferito che “le violazioni includono arresti e detenzioni arbitrari. Atti di tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti, esecuzioni extragiudiziali, stupri e altre forme di violenze sessuali oltre a sparizioni forzate”. Insomma, l’infermo in terra, nel cuore dell’Africa.