Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’inetto, Cetto La Qualunque, e la letteratura da Svevo a D’Annunzio e Pirandello.

di Lorenzo Peluso.

L’inettitudine, o meglio l’assurdità dei rapporti sociali, la consapevolezza del fallimento, l’inadeguatezza all’esistenza, e la totale incapacità di fare ciò che si è chiamati a fare. Vi sarà capitato di incontrare nella vita persone afflitte dall’inettitudine?  L’inetto per sua natura è l’esempio tipico del Decadentismo. Colui che afflitto dal suo stesso male, l’inopportunità dell’essere, inadeguatezza del coesistere, pensa e prova in tutti i modi a trovare una sua dimensione nel tentare ad ogni costo di adeguare il mondo in cui vive alla sua pochezza. Spesso il tutto è frutto da esperienze poco felici vissute negli anni dell’infanzia. Magari problemi di famiglia, l’assenza di un punto fermo genitoriale. Questo ne giustifica parzialmente l’essere, lo rende agli occhi della comunità in cui vive, “un povero Cristo”. Quello che poi negli anni manifesta l’netto però è la cattiveria. la bruttezza che ha arricchito la sua esistenza ne fa inevitabilmente un essere cattivo, che spesso prova nascondere la realtà di ciò che è, mostrandosi simpatico, allegro. Una facciata che ben nasconde viceversa l’inganno. Per sua natura l’inetto è soggetto a manipolazioni frequenti. Insomma, se nel suo percorso, inevitabile direi, viene utilizzato da altri soggetti, più astuti. Lo espongono, lo indottrinano, lo usano, lo manipolano a loro piacimento, l’inetto però, per sua manifesta incapacità, neppure se ne avvede, ed anzi, continua a sorridere. La figura dell’inetto ricorre frequentemente nella letteratura di Svevo, ma anche in D’Annunzio e Pirandello.

L’inetto è dunque il protagonista e contemporaneamente l’antagonista di se stesso, continuamente in contrasto col mondo che lo circonda, incapace di vivere ma non abbastanza coraggioso da morire. La figura dell’inetto è anche nel Mattia Pascal  di Pirandello. In realtà credo che le caratteristiche peculiari di questo sinistro personaggio, l’inetto, sono perfettamente descritte ne “La coscienza di Zeno” dove è chiaro  il rapporto conflittuale con la figura paterna che ritroviamo anche in Pirandello e in Kafka (Lettera al padre). Insomma ora vi è più chiaro, certamente, che ne avete conosciuti di inetti. L’inetto è l’uomo medio che rimane tale. In politica più di recente lo hanno definito “il Cetto la Qualunque”. Lo ricordate quello del ”Tutto tutto niente niente” e del “qualunquemente”. Ecco, questa è la fotografia dell’inetto. Esiste, statene certi, vive accanto a voi, a pochi passi da voi. L’inetto è pericoloso sapete, perché nel suo vivere quotidianamente nel “qualunquemente” ha il solo obiettivo di uniformare la gente che lo circonda al suo modello del niente, del nulla. Se poi capita che lo si mette in mezzo, che lo utilizzino a loro uso, “personaggetti”,  come li definisce il buon Vincenzo De Luca, che magari sono stati sonoramente bocciati in qualche loro mettersi in competizione, o che magari al momento opportuno non hanno avuto il coraggio di provarci, allora il Cetto la Qualunque si sente protagonista, trova finalmente un suo ruolo in una vita di inettitudine.

Insomma occorre combatterlo l’uomo comune di oggi, l’inetto (senza offesa), occorre combatterlo con forza senza abbassare la guardia. L’inetto lo ha condannato la vita a vivere la sua inettitudine provando a contaminare con il suo essere “un niente” il mondo che lo circonda. Per saperne di più, consiglio di leggere Italo Svevo e la sua trilogia di romanzi scritti tra il 1892 e il 1923.